Archive for the ‘Dintorni’ Category

Anno nuovo, blog nuovo

Ho trovato un nuovo contenitore per il mio blog e sono piena di priscio (termine molfettese di difficile traduzione).
Ora non mi resta che riempirlo di contenuti. Ci vorrà ancora qualche giorno, abbiate pazienza. Per me il contenitore è importante quanto il contenuto. Non posso scrivere se il blog non mi piace. Non riesco nemmeno a scrivere poesie se i fogli non hanno un determinato colore, una certa grammatura, una tale dimensione. E ho qualche difficoltà anche con le agende, se per esempio qualcuno ci scarabocchia sopra qualcosa io non riesco più a scriverci. Piccole manie tra le tante.
Ma la domanda e la sfida è un’altra: avrò il tempo di farlo?
Il TEMPO è il grande assente della mia vita negli ultimi, direi, tre anni e spiccioli.
Non prometto nulla ma ce la metterò tutta.
A dispetto di tutto… ho ancora molto da dire da dare da fare.
A cominciare dal testamento magari… scherzo. Ma non troppo.
Perché non dovrei farlo? Non sono certo scaramantica io che apro gli ombrelli in casa e ho fatto vedere il mio vestito da sposa all’husband prima del fatidico giorno.
Magari si potesse evitare qualcosa semplicemente non nominandola.
Potrei fare un elenco di cose (e persone) da non nominare et voilà queste scomparirebbero.
Per esempio comincerei con non nominare la malinconia e questa come per incanto sparirebbe dalla mia vita.
Allora non sarei più io. Forse sarei più leggera, avrei più amiche, un lavoro più motivante… ma decisamente senza malinconia non sarei più io.
O potrei provare a nominare, chessò, uno a caso, La Russa. Magari sparisce.
Buon anno.
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dance dance dance

La scorsa settimana juliegirl ha iniziato le lezioni
di Hip Hop. Sono molto contenta, credo che le farà bene sperimentarsi in
qualcosa di nuovo, conoscere altre persone (anche se per noi ragazze riservate
difficilmente le palestre sono il luogo dove fare vere amicizie, le altre
ragazze ci sembrano sempre più disinibite e più brave), entrare in contatto con
il proprio corpo.
In ogni caso è importante che faccia qualcosa
fuori di casa e senza di noi.
Anche lei sembra contenta, la vedo convinta, del
resto era proprio quello che voleva fare, e ha l’atteggiamento saggio e
battagliero di dire “è difficile ma se ce la fanno gli altri ce la farò anche
io”.
Quando l’ho vista che si preparava seria seria
per andare in palestra mi sono un po’ intenerita. Ne ha di strada da fare. La palestra è piuttosto lontana, ma non è solo questi. Eppure in pochi mesi ne ha fatta già
tanta di strada, per restare in metafora. Lo pensavo l’altra sera. Cena frugale
tutti e tre sul divano per goderci meglio il film. Noi formaggio di capra, lei salsiccie (immancabili) ma stesso contorno: patate lesse e spinaci. Chi l’avrebbe mai detto. Forse nemmeno lei. Qualche
giorno fa mi ha detto “hai visto che ora mangio le verdure?”, quasi
incredula. Certo qualche volta bisogna spingerla un po’…
Ma torniamo alla danza che a quanto pare piace a tutti. Pure a me piace assai ballare ma ho un mio modo… anarchico.
Qualche giorno fa mia madre ha chiamato e ridendo come
una bambina colta con le mani nella nutella mi ha detto che ha iniziato le
lezioni di ballo presso il salone di una parrocchia.
Quasi più incredibile di juliegirl che mangia le
verdure! Sono rimasta un po’ perplessa. Ha commentato la notizia esclamando: “Ho
iniziato troppo tardi però!” Si riferiva al fatto che le altre hanno iniziato
prima il corso e sanno già ballare. Io le ho detto, Non ti preoccupare ti
metterai subito al passo, tu sapevi già ballare. Vabbè, quando ero cirasa, fa
lei. Dove “cirasa” sta per ciliegia ed è il suo modo di dire “bambina”,
“ragazza”,”fanciulla in fiore”.
Ma forse non si riferiva solo a quello, a livello
inconscio.
Chiuso il telefono e uscita di casa di corsa per
andare in ufficio, ho rimuginato un po’.
Il fatto è, mamma, che hai iniziato davvero
troppo tardi a divertirti. Solo ora, dopo i sessanta, ti stai concedendo
divertimenti che prima non ti concedevi.
Questa cosa mi fa tenerezza.
Ti sei sempre occupata di noi bambine prendendo
persino la patente per poterci accompagnare dappertutto, me lo ricordo bene,
salvo abbandonarla quando patentate noi non ne abbiamo avuto più bisogno. Quando
siamo diventate abbastanza grandi perché potessi riprenderti un po’ del tuo
tempo hai dovuto rimboccarti le maniche e dare una mano al negozio.
Sempre continuando a fare tutto quello che facevi
prima, continuando ad alzarti prestissimo e a lucidare la casa come uno
specchio, a cucinare benissimo. Mi ricordo che la prima volta che ho visto la polvere avevo 19 anni e
non era a casa nostra.
Divertiti mamma, ne hai tutto il diritto, lo hai
sempre avuto, e forse mi sentirò meno in colpa per averti lasciata sola. Ma lo sai, te l’ho anche detto, quando avrai bisogno ci sarò.
E magari mi darai qualche lezione di ballo…

 

prigioni e illusioni

Da sempre si scrive sul diario quando si sta un
po’ depressi e anche il blog non sfugge a questa regola, perciò oggi
scrivo.
Beh bisogna andar cauti a parlare di depressione,
quella è roba seria. Ma posso dire che sto un po’ abbatutta? sì.
Niente di che in realtà. Non è successo niente.
Però quando intravedi qualcosa e poi non succede nulla un po’ ci rimani
male.
Come me che oggi mi sono presentata per una
convocazione per insegnare a un corso professionalizzante e c’era una prima di
me in graduatoria che mi ha soffiato il posto. Buon per lei.
Si trattava di 70 ore in tutto l’anno, non mi
avrebbe cambiato la vita però me l’avrebbe migliorata.
Non tanto dal punto di vista economico:
l’equivalente di uno stipendio mensile normale che mi sarebbe stato corrisposto
a fine anno.
Certo non ci sputo sopra, anzi, già immaginavo di comprarmi un
bellissimo paio di stivali ma anche di comprare finalmente la cameretta per
juliegirl.
Però non era tanto quello quanto l’idea che
seppure per poche ore a settimana avrei fatto qualcosa di utile o almeno,
diciamo, di non inutile.
Poi l’idea che avrei potuto leggere in treno,
vedere altre facce e un’altra città, respirato al di fuori degli angusti confini
della mia stanzetta, l’idea soprattutto di cimentarmi in qualcosa di nuovo… mi
metteva un’euforia che è difficile da capire per chi non sente corpo e mente
letteralmente "in prigione" quando è in ufficio.
Non mi sono fatta illusioni sulla reale
possibilità di poter aspirare a quel posto, per ragioni di graduatoria. Ho
tenuto i piedi per terra e spuntato le ali alla mente.
Però quando è stato certo che non se ne sarebbe
fatto nulla, ho capito quanto sarebbe stato importante, vitale, per me.
Mi
sono abbattuta e
questo mi ha fatto ancora una
volta di più capire che quel che faccio non mi piace. Ma non ho altre
possibilità al momento.
A volte ci penso, lascio tutto e cerco altro o
ritorno a fare la casalinga. Eh, ma non posso proprio.
Poi mi dico che è sempre meglio che lavorare in
miniera, che a casa mi annoierei e che starei troppo addosso ai miei. Sì,
vero. Ma io voglio lavorare, mi piace lavorare, adoro lavorare.
Ma non amo questo lavoro, questo ambiente
arretrato ammantato di modernità (fotocopia dell’Italia in cui viviamo), questo
sentirmi tarpate le ali, questo non aver possibilità di confronto e crescita. Mi
sembra di regredire giorno per giorno e se non faccio qualcosa subito sarà
troppo tardi.
Non è bastato a tirarmi su nemmeno il sole di
stamattina, un sole limpido e caldo come non si vedeva da mesi. E nemmeno girare
tra le vetrine sapendo che stavo rubando quel tempo al mio lavoro in ufficio.
Tanto recupero. Le ore di lavoro si possono recuperare. La vita no.
Diciamo che questo in generale non è un periodo
facile per me. Piccoli acciacchi, piccoli malumori e come un ronzio ricorrente
tra emicrania perenne e pensieri di morte.
Tutto si supera. Diciamo che ci sarebbe proprio
voluto qualcosa di nuovo, una sferzata di vita ma pazienza. Come si dice?
Ritenta sarai più fortunata.
 
Bene, e dopo aver condiviso il mio pessimo umore
me ne posso anche andare.
Quasi quasi stasera mi faccio portare fuori
dall’husband. C’è sempre un motivo per festeggiare.
Il mio sta a Milano. Ma anche qui gioia e malinconia si intrecciano.

Buoni propositi

Quest’anno buoni propositi non ne ho.
Ho qualche obiettivo, come quello di cambiare lavoro perché questo mi sta uccidendo. Ma non ci conto molto. Forse è meglio se imparo a conviverci. E a sperare in aumento di stipendio che ci levi qualche preoccupazione. Almeno questo.
Quest’anno ho forse un sogno, mi ci sto impegnando ma le probabilità di riuscita sono minime. Vedremo.
Per il resto
mi sembra di aver esaurito tutto con il 2009. Mi sento un po’ stanca, spossata da qausto anno intenso.
Sembra strano ma durante la messa del primo dell’anno, pensando a quest’anno che andava via
ho pianto. Avrei quasi voluto aggrapparmi a quell’anno vecchio che andava via. Almeno sapevo di che si trattava. Sensazioni molto forte, a volte dolorose, ma conosciute.
Al 2009
in fondo mi ero affezionata.

È stato l’anno dei miei 40 anni.
È stato l’anno delle perdite, non solo quella fisica di michele. Ho anche perso la mia migliore amica, divise credo anche da un dolore inaccettabile, vissuto in modo diverso.
È stato l’anno della sorpresa e della scoperta di un modo tutto mio di essere
madre. Ancora in costruzione. Non è facile abituarsi all’idea, in molti momenti la rifiuto, vorrei impostare un rapporto più paritario… ma non è così. Ho sicuramente perso un po’ di spazio e tempo personale da quando c’è juliegirl ma ho acquistato uno sguardo nuovo e una nuova tenerezza. Sono diventata più paziente, ma allo stesso tempo più smaniosa di riconquistare uno spazio-tempo-dimensione extralavorativa. Mi sembra di essere più malinconica, ma anche più serena.

Insomma questo 2009 mi ha dato tanto, nel bene e nel male, e ho preso tutto. Quest’anno nuovo, come tutte le cose nuove riserva incognite. E a volte mi fa paura.

acqua, luce e libertà

Ieri sera io e l’husband siamo andati con alcuni amici a Bari per sostenere l’autogestione del Ferrhotel.

Un tempo utilizzato per ospitare i ferrovieri, nel 2006 una convenzione tra la Ferrovie dello Stabile, proprietarie del’immobile, e il Comune di Bari ne ha fatto un ricovero per i senzatetto di Bari, italiani e stranieri. Inaugurato in pompa magna. C’ero, me lo ricordo. Sembrava una cosa bella assai.

Dopo un anno è stato chiuso, non so bene perché. Quest’anno la chiusura di altri dormitori ha reso la situazione drammatica per molti migranti.

A ottobre 40 persone di nazionalità somala, tutti rifugiati politici o beneficiari di protezione umanitaria per motivi umanitari hanno occupato il Ferrhotel chiedendo all’amministrazione comunale di rinnovare la convenzione con le Ferrovie dello Stato per permettere a loro di vivere dignitosamente. Il 9 dicembre c’era l’incontro tra il rappresentante delle Fs e il Comune di Bari ma il sindaco non ha firmato la convenzione che, dunque, è scaduta.

Ora i somali, aiutati da associazioni, liberi cittadini e qualche parrocchia (il vescovo di Bari si è espresso dicendo che non è corretto occupare illegalmente uno stabile) stanno cercando una soluzione alternativa per non mettersi in mezzo a questioni politiche più grandi di loro. Chiaramente qui entra in gioco la diatriba tutta interna tra Regione e Comune, o meglio tra Vendola ed Emiliano, e intanto la gente rimane al freddo e al gelo, come Gesù bambino.

La soluzione trovata e proposta è quella dell’autogestione che è vantaggiosa sotto diversi punti di vista. Ma al momento la situazione è in stallo e i somali sono senza corrente elettrica.

Ieri sera –  e torniamo al punto di partenza – la festa per raccogliere fondi che serviranno ad acquistare un generatore di corrente più grande.

Non c’era moltissima gente, i soliti noti mi verrebbe da dire. Ma per me è stato importante guardare in faccia i ragazzi somali, spiarne i sorrisi, immaginare il loro viaggio per arrivare fin qui. La vita vera insomma. Perché finché queste cose le vediamo in TV, pure nel bellissimo servizio di Riccaro Iacona, Respinti, fanno male, fanno pensare, fanno incazzare… ma rimangono sempre immagini, ombre che non ti appartengono veramente, storie che puoi far finta di non sapere. Ma quando ti trovi in mezzo alla gente, quando guardi in faccia chi ti chiede solo che vengano rispettati i suoi diritti… allora la musica cambia, le ombre diventano persone reali, con i tuoi stessi problemi, la tua stessa voglia di vivere.

Siamo in partenza (domani) per Riace. Lì vivremo una esperienza forte in questo piccolo comune della Calabria dove il sindaco e l’Associazione Città Futura hanno aperto le case del borgo disabitate da decenni e hanno accolto rifugiati provenienti da tutto i mondo che qui hanno trovato solidarietà e lavoro,

E grazie agli immigrati si sono riaperte le botteghe di artigianato e imprese edili miste, si è riaperta la scuola. Insomma una inversione di tendenza rispetto alla schifezza che mi fa vergognare di essere italiana.

E noi andiamo lì. Con il nostro viaggio che abbiamo chiamato Rainbow Christmas in risposta al White Christmas leghista e stupido.

Sono molto contenta di andare, incontreremo serbi, eritrei, iracheni e palestinesi, mangeremo con loro, condividendo la notte di San Silvestro. Sarà, credo, una bella esperienza anche per juliegirl.
Però ieri sera ho pensato che è bello andare fino lì per incontrare storie di integrazione… ma dobbiamo anche guardarci intorno, conoscere quello che succede a casa nostra.

 http://www.pdcitv.it/nvlab/player/nvplayer.swf?config=http://www.pdcitv.it/nvlab/econfig.php?key=62534f633586941b77d0

 

Dieci anni. Tre mesi. Un albero.

Ieri sera io, l’husband e juliegirl, abbiamo festeggiato l’Immacolata con una bella cenetta a base di pesce e una passeggiata digestiva nell’affollatissimo cento storico.

In realtà più che l’Immacolata abbiamo festeggiato altro: dieci anni esatti che io e l’husband siamo insieme (e me lo ricordo quel giorno come fosse ieri. Ricordo tutti i dettagli e soprattutto la sensazione che avevo che sarebbe stato per sempre) e tre mesi esatti dall’arrivo di juliegirl a casa nostra, dall’inizio della nostra vita a tre insomma.

Abbiamo passato una serata davvero bella, conclusa con l’allestimento dell”Albero di Natale. Allestimento è una grossa parola. Per ora lo abbiamo solo montato e messo due stelle filanti. Le palle, la stella e tutto quel che serve arriveranno nei prossimi giorni. A casa nostra facciamo sempre tutto per gradi. Anzi, se avete dei consigli in merito… è la prima volta che noi facciamo l’albero. Cioè io ci ho provato il primo anno ma zabù ha cominciato a giocare con le palline, mordicchiare i rami, insomma un’impresa impossibile. E poi l’albero, solo per noi due, alla fine…

Quest’anno è diverso. Intanto perchè abbiamo potutto farlo al secondo piano, lontano quindi dalle zampe delle due furie pelose. Ma soprattutto c’è Julie. In effetti è lei che ci ha chiesto l’Albero e così eccoci qua.

E ieri sera, lo ammetto, mi sono quasi commossa.

 

Ma ieri siamo anche tornati dal nostro week end a Milano. Una esperienza intensa per tutti sotto diversi punti di vista. Il bello delle "vacanze" brevi o lunghe che siano è che si ha il tempo di guardarsi in faccia, e lontani dai ritmi stressanti della quotidianità si ritrova l’armonia e si esce dal proprio ruolo. Poi è sempre bello stare in famiglia. Crea calore anche se fuori piove.

Naturalmente ho fatto un decimo delle cose che avrei voluto fare, vedere, comprare, annusare ma va bene così. Ci saranno altri viaggi. Tenetevi forte.

p.s. Nel frattempo l’albero ha subìto una evoluzione. con juliegirl abbiamo deciso di farlo tematico. ilnostro sarà un albero di angeli e li compreremo un po’ alla volta. per quest’anno due, forse tre se ne troviamo un altro che ci piace.

La gatta

Stasera ho assistito in diretta alla morte della gatta del quartiere. Per alcuni era Chicca, per me era Bella, per altri chissà.
L’hanno uccisa stasera intorno alle 21.00, proprio sotto casa,a casa sua. Noi tornavamo da Qi Gong e abbiamo notato subito un movimento sotto casa e una macchia scura, un cerchio di sangue che si allargava. La gatta era lì, inerme. Mani pietose l’hanno posata in un cartone, poi è arrivato dal balcone un sacco di plastica rosa, quello per la spazzatura, ma nessuno aveva il coraggio di infilarla lì dentro. Intanto dalla pizzeria di fronte hanno buttato acqua per terra per lavare il sangue e l’acqua rossastra è passato sotto i piedi di noi che vegliavamo la gattina.
Probabilmente era incinta. Giusto qualche settimana fa l’avevo vista amoreggiare con il gatto malandato e fiero che tante volte aveva litigato con Zabù. E tutto il quartiere si era accorto di questo amore che di notte soprattutto si sentiva eccome. Ma a parte questo, la gatta non dava fastidio a nessuno. Era anzi in un certo senso un elemento decorativo di questa parte del centro storico. Ho sentito un uomo stasera dire con un filo di voce: Era l’unica cosa bella che avevamo qui.
Già. Non ce la passiamo bene noi del centro storico, maltrattati dall’amministrazione, dai vigili che a noi fanno le multe ma che quando servono non ci sono mai, dai calcinacci che cadono quando c’è vento, dalla pioggia che non lascia scampo e crea immensi laghi perchè non ci sono vie di fuga per l’acqua, dai ragazzotti rumorosi del fine settimana, da quelli che raccolgono la spazzatura quando gli pare, dal postino che non arriva, da quelli che entrano senza pass… da quelli che vanno a tutta velocità tra le nostre strade strette. E chissà a che velocità andava quello che guidava l’auto che ha travolto la gatta in un punto pericoloso, dove sbucano bambini e dove si dovrebbe rallentare. Ma dove andava, che fretta aveva, perchè? Sia maledetto. Come siano maledetti tutti quelli che fanno del male ai piccoli, a coloro che non possono difendersi. Stupidità contro Innocenza.
Ogni giorno, estate o inverno, lei,la gatta era lì, su una macchina, o sotto se faceva freddo. O sulla pedana di legno. Quanto le piaceva la pedana.
La vedevo ogni giorno, mattina e sera, la gatta, e la salutavo “ciao bella”.
Non la vedrò più. Stasera le ho dato l’ultimo saluto. Ho accarezzato il suo corpicino ancora caldo ma privo di vita, sembrava dormisse, con il pelo bianco tinto di rosso. Le ho chiesto scusa, a nome del genere umano.
Sul cofano della nostra macchina ci sono ancora le sue piccole impronte.