Lettera ai miei alunni/2

Un capitolo a parte è quello delle ragazze. Una esigua minoranza all’interno dei gruppi classe che mi sono stati affidati. Potrei suddividerle in due categorie e sarebbe comunque riduttivo. Quelle che non hanno nessuna voglia di prendere il mano il proprio destino e vivono la scuola e la vita con atteggiamento passivo, senza aspettative, senza sogni. Future casalinghe di Voghera. Il massimo a cui aspirano è fare la parrucchiera, ma non aprirsi un salone in proprio, altrimenti capirebbero l’importanza del diploma. Sono future ragazze di bottega, esecutrici senza fantasia di ordini altrui. Tutte non riescono a immaginare un futuro diverso da quello delle loro madri.

Pasqua, Filomena, Angela, Oriana, Federica, Vita, Maria, Lucia, Vanessa. La maggior parte di voi si sono ritirate. Arrese prima del tempo, alla scuola e alla vita. Le altre saranno bocciate e sarà bocciata ogni eventuale segreta aspirazione a una vita diversa. Non è un bel risultato per un progetto pensato per ridurre il fenomeno della dispersione scolastica. E non è un bel risultato per me, come insegnante e come donna.

Io vedo ogni giorno il vostro passato e il vostro futuro.
Lo vedo nelle giovani donne sfiorite che incontro giornalmente alla stazione di Grumo. Poco più che ventenni. Due figli piccoli, un marito coglione accanto. Quelle bambine in braccio alle loro madri spente, come le sigarette tra le loro labbra, passeggino come palla al piede, forse siete state voi. E quelle donne sarete voi. Vorrei proprio che poteste vedervi nello stesso specchio deformato in cui vi vedo io. E ribellarvi a un futuro scritto da altri ma che voi state sottoscrivendo abbandonando la scuola, rifiutando ogni altro esempio di figura femminile che non sia quello previsto per voi. Siete tante piccole Gertrude dal destino segnato, anche se voi non sapete nemmeno chi è, essendo andate via da scuola prima che si arrivasse ai capitoli 9 e 10 e alla sua storia.

La seconda categoria è quella delle ragazze pesantemente condizionate da un destino infame ma con una voglia di resistere pari alla loro paura di vivere e capaci di ritagliarsi spazi inaccessibili agli altri. Gusci impenetrabili. Un fallimento per noi insegnanti, per la scuola tutta, per la società.

Mi ha colpito subito il vostro sguardo spaventato, terrorizzato in alcuni casi. Vero Francesca? La tua voce sottilissima, i tuoi sorrisi, i tuoi disegni… non dimostri più di 10 anni. In consiglio di classe qualcuno di quegli adulti che dovrebbero prendersi cura di te ha detto “è tutto passato”, qualcuno  altro che tu “non capisci niente”. Come possiamo pensare che con una storia come la tua alle spalle sia “tutto passato”? Mi sono vergognata per la loro superficialità. Anche un cieco vedrebbe la paura nei tuoi occhi, quella fiducia che non sei più disposta a dare. Quella regressione infantile che è un’accusa al mondo degli adulti di cui non vuoi entrare a far parte.
E tu Annalisa che appena puoi scappi fuori da quella classe troppo maschile e violenta e mi vieni a cercare? Tu che all’inizio mi guardavi come un’aliena e ora mi dici che ti annoi a non fare niente e mi chiedi di farti fare qualcosa. Vogliono bocciare anche te, sai? E se ti salveranno non è perché hanno visto in te le potenzialità da tirar fuori e le paure da consolare, ma solo perché in fondo non dai fastidio a nessuno. La scuola ama gli studenti moribondi, quelli che non rompono le scatole a nessuno. Basta non guardargli negli occhi.
Ho saputo dopo il dolore che ti segna. Non ci crederai ma quel dolore ha una forma che ci accomuna. Immagini che non ti lasciano mai, scelte che non possiamo comprendere, fantasmi che tornano sempre a cercarci. E tu sei così giovane. Anche tu sei una bambina che deve ancora sbocciare.
E che dire di te, Cecilia, della tua voglia di capire, di sapere, di vivere? Con il tuo desiderio di emergere, nonostante le sue “certificate” difficoltà. Tu ce la puoi fare.
E Vita, e Maddalena e Raffaella?
Siete tutte alunne inadatte alla scuola? O è la scuola che è inadatta a voi?
Oggi mi avete fatto tenerezza, con i vostri sorrisi sghembi e tutte la classe che vi ignora, eravate lì a confabulare tra di voi, a ricreare un vostro mondo personale fatto di complicità, giochi infantili e disegni. Voi siete le ultime tra gli ultimi, le più svantaggiate, quelle con cui nessuno vuole avere a che fare,  ma anche le più vive. Persino Maddalena che non parla mai ma segue tutto. Maddalena che ha tirato fuori una poesia di poche parole: Croci, proprio croci. Francesca mi ha detto, un sussurro, che si sposerà a 18 anni, come sua madre. E le altre a ridacchiare e ad ammettere: anche la mia, la mia a 19… però voi non condividete la smania imitativa della vostra compagna, e tu Vita me lo hai detto chiaramente con il tuo solito sguardo di sfida, che prima dei 25 anni di sposarti non se ne parla, hai ancora tanto da fare tu, prima di legarti mani e piedi al destino segnato per te.
Andate avanti ragazze, dimostrate a voi stesse che ce la potete fare, anche se nessuno crede in voi.

Ci sono, per fortuna, anche ragazze non comprese tra questi due estremi. In genere si muovono in simbiosi, sono coppie di fatto: Vanessa e Ilaria, Marta e Katia, Marianna e Giusy, Pasqua e Rosalba. In due vi fate forza tanto da arrivare all’assurdo che se manca una anche l’altra non viene a scuola perché non volete stare da sole con tutti quei maschi. E fate tenerezza. Ma anche rabbia quando vedo che per colpa di una anche l’altra sarà bocciata, vero Vanessa che eserciti il tuo potere e il tuo influsso negativo su Ilaria. Cos’è una specie di rivalsa perché lei è alta e bella e tu piccola e tracagnotta? Non lo so, ma so che per tutte arriverà il momento di staccarsi. Sarà doloroso ma anche un momento di crescita.

6 responses to this post.

  1. Posted by cinzia on 11 giugno 2012 at 11:43

    E ancora non lo scrivi ‘sto libro? Bella anche questa. Ho appena comprato “togliamo il disturbo”. Così, volevo dirtelo.

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  2. e poi me lo presti allora

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  3. Posted by MG on 11 giugno 2012 at 13:53

    Che dire. Che nelle tue parole c’è molta rabbia, ma anche tanto amore. Per quello che quei ragazzi sarebbero potuti diventare e invece non saranno. La tua è una critica forte non a loro ma a noi, a chi prima di questi ragazzi avrebbe dovuto preparare il tutto per dare loro il meglio e così non stato. Penso che per quanti sforzi si facciano e per quante belle parole si usino, è difficile cambiare la propria condizione se si è nati in famiglie in cui la mamma si è rassegnata a quel ruolo di donna-matrona già prima dei 20 anni, e in cui il papà è l’uomo di casa, il padrone del suo territorio. Purtroppo io non riesco a essere ottimista, semplicemente perché si tratterebbe di ribaltare adesso una situazione radicata e diffusa. E se i ragazzi per primi hanno smesso di sperare e lottare per i loro sogni, immagino quanta sfiducia e mancanza di motivazione ci sia in chi, quei sogni, dovrebbe aiutare a realizzarli.
    Non ho mai voluto fare l’insegnante perché ho sempre pensato che non avrei dormito per il terrore di aver formato male un ragazzo, perché la responsabilità di inculcare il senso critico e dare una forma mentis che sia più pronta ad accogliere il nuovo, mi avrebbe schiacciata. Le tue lettere mi confermano questo peso, questo senso di responsabilità. Che certo, se fosse di tutti e non solo di pochi, forse qualcosa sarebbe diverso, a qualcosa servirebbe davvero. Ti avrei voluta come mia insegnante, saresti stata la mia preferita ♥♥

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    • hai colto che la critica non è ai ragazzi ma, forse, a chi non vede. e sull’essere insegnante che è diverso dal fare l’insegnante (come l’husband mi insegna, scusa il gioco di parole) ti posso confermare che per tutti questi mesi ho domito pochissimo. e non ne avevo la responsabilità diretta… però il peso lo avvertivo sì.
      nella prossima puntata parlerò dei docenti. ma la mia è una lettura personale ovvio. nessuno si offenda.

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  4. Posted by Marias on 11 giugno 2012 at 13:58

    inizio a temere la 3° lettera… credo che la cosa che mi angoscia di più sia la consapevolezza che quella raccontata da te è solo una delle tante (e troppo simili) realtà di questo tipo!

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