Le famiglie felici si assomigliano?

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.” Lev Nikolaevic Tolstoj in Anna Karenina.

Dalla mia vacanza a Lille, Nord della Francia, mi porto dentro ricordi e suggestioni intense. Potrei parlarne per ore, potrei raccontare di come mi sento più a mio agio in un paese civile, in un paese dove nessuno suona il clacson, dove le macchine si fermano alle strisce pedonali, dove la polizia ti ferma se non hai allacciato la cintura (è capitato a me e ho fatto la figura dell’italiana. Ma era il sedile posteriore e da noi non si usa!), dove nessuno getta carte per terra, dove persone di tutte le etnie e colori del mondo camminano tranquillamente senza essere trafitte da sguardi ostili o curiosi.
Più viaggio (poco) nel Nord Europa e più apprezzo quel modo di vivere.
Non vorrei vivere lì,  ma vorrei che si vivesse così qui. Certo, eravamo in vacanza e diversa, meno idilliaca, è la quotidianità. Però le differenze ci sono, eccome. Perché non possiamo prendere ciò che di buono hanno gli altri Paesi? In termini di leggi e comportamenti.
E invece importiamo solo coca cola, fast food e cattive abitudini.

Sarà che questo tema mi sta molto a cuore… ma quello che  colpisce nei Paesi del Nord Europa è la maggiore serenità con cui si vive l’essere famiglia, che non diventa un mondo esclusivo ed escludente come spesso succede da noi. E si sente molto meno o non si sente affatto l’oppressione delle famiglie di origine.
Ho invidiato la nostra amica Beà (viva il Couchsurfing!) perché ha delle amiche meravigliose che sono rimaste tali negli anni, capaci di ritagliare spazi personali alla loro amicizia, nonostante mariti, bambini, distanze. Io non ne sono stata capace e me ne assumo tutta la responsabilità.

Abbiamo incontrato, una famiglia speciale ma così normale, così bella, così pulita.
Sabine e Laurence sono una coppia, insegnante lei e insegnante lei. Due donne solari ed energiche, l’una vegetariana e salutista, l’altra accanita fumatrice, sposate civilmente con i civilissimi PACS (Pacte civil de solidarité). Hanno adottato due bambine haitiane, splendide e problematiche come tutti i bambini che hanno vissuto un infanzia deprivata di affetti. In realtà è lei, Sabine, ad averle adottate ufficialmente perché in Francia le coppie omosessuali non possono adottare ma i single sì. E già questo è un bel passo avanti rispetto al nostro assurdo Paese.
Vivono in una bella casa, un po’ caotica, diciamo “vissuta”, con due cani (Olive e Orso), 4 gatti dai nomi impronunciabili e una tartaruga.
Ho trascorso una intera giornata con loro due, le bambine e i cani e per tutto il tempo mi sono chiesta “ma cosa ha che non va questa famiglia?”. La risposta a fine giornata è stata “niente”. È una famiglia bellissima. Punto.

Ma in Italia sarà difficile vederne, bigotti di comodo come sono i nostri governanti, con la Chiesa tarpa-ali sul collo, con i pregiudizi, col machismo e il maschilismo che ci distingue. Per non parlare del mammismo, altra sciagura tutta italiana.
Io credo che così facendo perdiamo una grande opportunità, di crescita, di confronto, di amore.
In tanti, troppi, pensano di sapere come è e come deve essere una vera famiglia; ma io mi chiedo da dove prendono tanta sicurezza e non li invidio affatto.
Mi sono sentita molto più a mio agio con loro che con tante famiglie nostrane, i rapporti mi sono sembrati più limpidi, meno vincolati da norme di comportamento ipocrite. Certo i problemi ci sono anche per loro come per tutti, non voglio farne un quadretto idilliaco da incorniciare. Sono una famiglia normale. Per quanto mi facciano orrore queste due parole messe insieme.
Non la vogliamo chiamare “famiglia”? mi sembra pretestuoso, ma in qualunque modo la si chiami ci troviamo di fronte a persone belle, che si vogliono bene e che sono in grado di tirar su due bambine difficili. Per me una famiglia è il luogo dove si costruiscono, a fatica, l’amore, il rispetto, l’armonia, l’allegria. Nulla di questo mancava a casa di Sabine e Laurence.
Condividere lo spazio e il tempo con loro mi ha allargato il cuore, mi ha nutrito la mente.
Dedico a loro questo post, anche se non lo leggeranno, perché a casa loro ho imparato almeno tre cose importanti.
Uno
: che in ognuno di noi albergano delle diffidenze, delle resistenze, dei retaggi e abbiamo bisogno di confrontarci con la concretezza e non con teorie per poter davvero comprendere.
Due
: che si può essere ferme e amorevoli allo stesso tempo (e avrò prestissimo modo di mettermi alla prova su questo).
Tre
(ed è una conferma): quel che si riesce a costruire in termini di affetti, complicità, condivisione di valori è più importante di quel che si eredita.
Per questo è importante viaggiare, per potersi confrontare, per guardare, per respirare e portarsi a casa un po’ di serenità in più.

Postilla:
Per quanto riguarda la frase di Tolstoj in apertura, mi chiedo se non sia piuttosto vero (anche) il contrario: tutte le famiglie sono infelici nello stesso modo ma ogni famiglia sa essere felice in modo diverso.

4 responses to this post.

  1. Bellissima la tua interpretazione inversa della celebre frase di Tolstoj (Anna Karenina è in assoluto il libro più bello che abbia letto), e sono d’accordo con te: i viaggi dovrebbero servire a respirare nuove energie per portarle a casa, e respirarle con chi ci vive attorno, senza però aspettarci di condividerle con la società intera, così lontana da valori come l’amore, il rispetto, la comprensione.
    Ed è vero, “in ognuno di noi albergano delle diffidenze, delle resistenze, dei retaggi e abbiamo bisogno di confrontarci con la concretezza e non con teorie per poter davvero comprendere”: abbiamo bisogno di esempi e di praticare, praticare, per realizzare una vera evoluzione.
    Bentornata!

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  2. “senza aspettarci di condividerle con la società intera”. Sottoscrivo. Per fortuna c’è il blog e la possibilità di allargare i contatti e le riflessioni.

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  3. Posted by MG on 7 settembre 2011 at 11:37

    Che dirti: non posso che condividere la tua riflessione, e soffrire allo stesso modo ogni volta che torno da un viaggio in nord Europa. La mia sofferenza deriva dalla consapevolezza che si potrebbe vivere meglio con poco sforzo. Almeno da parte nostra, dei comuni cittadini. Che se aspettiamo che tutto cambi intorno a noi vabbè, campa cavallo! Fino a quando si resta rintanati in casa circondati dalle solite certezze, cortesia, rispetto, ecc. sono solo belle parole. Quando si schiude la porta, però, ci si può stupire di quanto queste parole possano essere reali appena un passo più in là da noi. Se poi si riesce a viverle nel nostro piccolo bè, credo sia già un bel traguardo. O no?

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