Resistere alla volgarità

Ancora una volta ho incontrato la bellezza. Dopo tanti anni, complice la presenza della nostra amica francese Beatrice, sono tornata a Castel del Monte. Sono cambiate diverse cose da quando il castello era la meta preferita del nostro gruppo di amici, il posto perfetto per smaltire la sbornia dopo aver passato la serata a cazzeggiare tra una portata e l’altra in uno degli agriturismi della zona.
Oggi, per esempio la macchina, bisogna necessariamente lasciarla nel parcheggio e prendere una navetta (4 euro il parcheggio, navetta compresa) per arrivare fino in cima. E il parcheggio è attrezzato con bar, toilette (50 centesimi!) e venditori di souvenir tra cui un improbabile castello imprigionato in una piramide di plastica similcristallo. E vabbè, è il prezzo della modernità.
Però il castello è rimasto quello di sempre e l’emozione che si prova quando lo si comincia a scorgere dalla strada è rimasta immutata. Da secoli si erge, solitario, sulla collina, da secoli ci si interroga sulla sua origine, sulla sua destinazione, sul suo significato e lui da secoli si fa beffe di tutto e tutti e continua a guardarci dall’alto. Maestoso. Purtroppo non tutti lo conoscono, molti pugliesi compresi, questa autentica  meraviglia dell’Umanità.


E poi, bellezza nella bellezza, la sorpresa di trovarci una bella mostra di De Chirico.
La chimica di un’opera d’arte vista dal vivo non ha paragoni, non c’è foto o riproduzione che possa trasmettere l’emozione del colore, i giochi di luce, le pennellate che rivelano la mano dell’artista.
Il Labirinto dell’anima è il titolo della mostra ed è davvero una meraviglia poter ammirare i quadri di De Chirico in una cornice così bella.
Naturalmente di questa mostra non sapevo nulla e credo che siano in pochi a saperlo dalle nostre parti. Sarà lì fino al 28 agosto per cui chi può ne approfitti. Non capita tutti giorni di poter cogliere due bellezze in una botta sola.

 È tanto, sai è tanto se abbiamo salvato gli occhi è Carmelo Bene a scriverlo in Nostra Signora dei Turchi.

La bellezza va condivisa, è la sola cosa che può ancora salvarci. Ma diventa sempre più difficile riconoscerla in mezzo a tanto ciarpame che ci viene spacciato per tale. Alla bellezza bisogna educarsi e bisogna educare. È una battaglia importantissima. Abbiamo bisogno della bellezza per resistere alla volgarità
Penso allo schifo di alcuni manifesti che hanno “impestato” Bari e provincia e di cui si è parlato qualche settimana fa.
Avrei voluto parlarne prima ma questo mese è andato un po’ così, per ritmi e pensieri suoi.
Ci ritorno ora, non certo per fare pubblicità a quell’azienda ma perché penso che debbano esserci dei limiti e quei limiti sono stati ampiamente superati.
In quei manifesti la bruttezza è il minimo comune denominatore e fa rima con indecenza e volgarità.
La cosa più brutta è indubbiamente lo slogan “Tu dove glielo metteresti?”, frutto del maschilismo-machismo più becero. Si sa che il pesce puzza dalla testa e in questo caso la testa è il nostro presidente del consiglio (minuscole non casuali, come non è forse un caso che la ragazza ritratta nel manifesto sia una delle sue amichette) ma non è questo il punto.
Il manifesto è brutto dal un punto di vista estetico oltre che etico. Non so chi grafico degno di questo nome abbia potuto dare l’ok si stampi a una porcheria simile.
Ma non è nemmeno questo il punto, il punto è forse che non ci ha scandalizzato come avrebbe dovuto, che sono insorte molte persone e associazioni ma non tante, non tutte. Sarà che ad agosto nemmeno la manovra finanziaria che ci toglierà quel poco che abbiamo (che angoscia) è capace di farci scendere in piazza, figuriamoci il manifesto di una donna seminuda. È che vuoi che sia! questo il commento di molti uomini su Fb e sui blog che ne hanno parlato.
E invece ci sarebbe stato da indignarci tutte e tutti perché ancora una volta il corpo delle donne è usato per “vendere”.
Certo non l’unico caso, qui a Monopoli accanto al manifesto che poi è stato censurato (hanno semplicemente coperto le scritte) faceva bella mostra di sé il manifesto di una nota marca di intimo che pubblicizza la sua linea uomo facendo indossare slip maschili a una bella ragazza, ovviamente seminuda. Qui nessuno insorge.
Perché ormai siamo abituati a tutto. Soprattutto siamo disabituati alla bellezza, quella vera.

2 responses to this post.

  1. Segnalo la sentenza del Giurì in merito alla vicenda dei manifesti volgari che hanno infestato Bari e provincia.
    La leggete qui http://www.iap.it/it/giuri/2011/g1062011.htm
    In sintesi dice:
    “Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata è in contrasto con gli artt. 1, 9, 10 e 11 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, e ne ordina la cessazione.”

    (Art. 1 – Lealtà della comunicazione commerciale)
    (Art. 9 – Violenza, volgarità, indecenza)
    (Art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona)
    (Art. 11 – Bambini e adolescenti)

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  2. […] giocano con lo schifoso slogan “Tu dove glielo metteresti” di cui si è già parlato in altro post. Qui c’è una ragazza bellona vestita con l’incarto trasparente delle buste delle patatine, […]

    Rispondi

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