Non fiori ma opere di bene

 Avevo molti titoli per questo post: non fiori ma diritti / non regali ma rispetto / non festeggiamenti ma ringraziamenti / non solo mimose /  né mimose né nani da giardino… (bello assai questo!)
Per cui se non vi piace quello che ho scelto… potete sostituirlo idealmente con uno di quelli scartati.
La sostanza, comunque, non cambia.
Complice la “festa” ieri si è dato rilievo a una notizia che, per chi non vive col naso per aria notizia, non è.
L’Italia è al penultimo posto in Europa per l’occupazione femminile.
A penalizzare le donne sarebbe la famiglia, e infatti c’è un netto calo della percentuale di occupazione man mano che aumentano i figli.
Questo è frutto della concezione cattolica e maschile della famiglia: è la donna che si occupa della casa, è la donna che si occupa dei figli. L’uomo contribuisce alla famiglia lavorando (fuori casa). E questo non cambia (quasi mai) quando anche la donna lavora fuori casa.
Ma di questo abbiamo molta colpa noi donne che
1)
educhiamo a questo i nostri figli
2)
abituiamo a questo i nostri mariti.

A nostra volta vittime della mentalità catto-maschilista di cui sopra.
Ma l’Italia è un paese che penalizza le donne anche perché privo di strutture che faciliterebbero l’inserimento lavorativo delle donne. Un paese arretrato ma anche stupido perché non conosce e non valorizza il potenziale lavorativo delle donne.

Quando sento qualche mio collega maschio lamentarsi se gli affidano due compiti contemporaneamente mi viene da ridere. Perché per me, e per tante donne come me, avere solo due compiti sarebbe già una pacchia. Noi il doppio compito ce l’abbiamo di default. Eppure costiamo di meno.
Però – per fortuna – non è così dappertutto:

Nella fotografia scattata dall’Eurostat: se è vero che la presenza dei figli tira ovunque verso il basso gli indici dell’occupazione femminile, in alcune nazioni – Olanda, Finlandia, Ungheria – la tendenza sembra invertirsi quando al primo figlio ne segue un secondo, o un terzo; l’ipotesi è che la giovane madre, dopo il primo anno di crisi, riesca a riassestarsi forse anche con l’aiuto di nonne o di zie, e superi poi il secondo parto molto più pronta ad affrontare gli stress del ritorno al lavoro. Ma vi sono anche nazioni, come il Belgio o la Slovenia – note per i buoni e numerosi asili nido – dove il tasso di occupazione femminile resta invariato anche con uno o due bambini in casa, e comincia a calare soltanto dopo il terzo figlio.

L’Italia è un paese a parte, un paese di cui spesso mi vergogno. Però qualcosa si sta muovendo e c’è un nuovo modo di festeggiare l’8 marzo: reclamando i nostri diritti.
Non spogliarelli, dunque, che in questi ultimi anni hanno ridicolizzato la nostra festa, rendendoci sempre simili agli uomini nella loro decadenza.
Le donne oggi scendono in piazza non solo per protestare contro l’immagine berlusconalizzata della donna-corpo e per chiedere rispetto. Ma anche per chiedere la possibilità di essere uguali agli uomini sul lavoro. Chiedono che la maternità venga considerata un valore aggiunto e non una penalità da pagare.
Queste le tre richieste che porteranno in piazza:

  • Innanzitutto l’introduzione della legge 188 voluta dal governo Prodi e abrogata dal governo Berlusconi che cancellava le dimissioni in bianco, un foglio di dimissioni fatto firmare senza data al momento dell’assunzione che il datore di lavoro usa nel momento in cui la donna va in maternità per sbarazzarsene.
  • Poi, un assegno di maternità universale per cinque mesi a tutte le madri, dipendenti o autonome, stabili o precarie, a carico della fiscalità generale e non di un fondo Inps.
  • Infine, il congedo obbligatorio (e non solo facoltativo) per i padri retribuito al 100% per quindici giorni, come previsto dalla legge approvata dal Parlamento Europeo lo scorso ottobre.

Che le ultime vegrognose vicende abbiano rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’indecenza e – non solo oggi ma da oggi – le donne abbiano deciso di riprendersi i propri diritti e il proprio giusto spazio nel mondo?
La strada è ancora lunga e comincia dentro di noi. Ma almeno oggi voglio illudermi che sia così.
Buon 8 marzo a tutte le donne e a tutti gli uomini che le rispettano.

One response to this post.

  1. […] Posted 8 marzo 2011 by theblackdalia in Donne, Notizie e politica. Taggato con: donne, libertà, Peace & Love, politica, progetto, scelte. Lascia un commento […]

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