qualunque mente

Seguo e amo Antonio Albanese da una vita e Cetto La qualuque è uno dei personaggi che più mi ha fatto ridere negli ultimi anni.
Aspettavo con impazienza questo film e finalmente sono andata a vederlo al cinema con l’husband e la chocogirl.
Sono rimasta delusa. Troppe aspettative? forse. Troppo conosciute le battute? forse. Ormai non ne posso più dei luoghi comuni sul Sud? anche.

Ma rimugina rimugina ho capito cosa non andava nel film, cos’era quel senso di inadeguatezza, quell’inquietudine, quell’amarezza.  Il fatto è che non fa più ridere: la realtà ha superato talmente la fantasia che tutta la genialità di questo personaggio profetico, nato diversi anni fa quando queste cose non ce le immaginavamo, si è come diluita.
Tutto quello a cui stiamo assistendo in questi mesi, il pornoshow quotidiano, fa sì che il film faccia sorridere, sembri ingenuo, datato, superato.
In fondo Cetto è ancora giovane, va a puttane sì ma va lui a casa loro, le paga con i suoi soldi (seppure in odore di illecito), non è un uomo pubblico (non ancora) ma un delinquente conclamato. Niente a che vedere con la realtà.
La realtà è molto peggio. E non ci scandalizza più.
Stiamo a fare i distinguo se si tratti di una questione morale o politica. E da quando in qua c’è questa distinzione? la morale è politica. Soprattutto perché da sempre si punta ai voti di chi professa una morale.
Ma non è questo il punto. è che è cambiato tutto. è cambiata la concezione di ciò che è dignitoso.

Dice bene Claudio Fava in un articolo apparso sull’Unità qualche giorno fa e che sta già facendo il giro della rete:
accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani
.

Scrive ancora Fava:
Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate.

Ecco, ci siamo arrivati. Il corpo al servizio del potere. Ce lo aveva preannunciato Pasolini, ce lo aveva ribadito Kubrik. Il sesso qui c’entra poco, è un accessorio. Quel che conta è la dominazione del corpo, il dominio sul corpo. E noi continuiamo a guardare il dito…

Non ci sono più né padri né madri, non ci sono argini non dico morali che sembra una parola bacchettona (ma non lo è), non dico etici (che sembra una parolaccia) ma nemmeno umani, nel senso di dignità dell’essere umano, uomo o donna che sia. Ci sono solo corpi.
E nessuno chiama più le cose con il loro nome. Ora abbiamo le escort, un tempo si chiamavano puttane (senza offesa per la categoria).
Un tempo per indicare quelli come il signor B. e i suoi compari il Fede gatto e la volpe Mora si sarebbe usata un parola, anzi due: vecchio porco.
E tali sono.

Qualunque persona sana di mente lo sa. Qualunque mente.  Qualunquemente.

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