scrittori al bando/2

La storiaccia di cui ho parlato nel precedente post sta avendo degli sviluppi e questo grazie all’impegno di molti, a tutti quelli che ne hanno parlato nei loro blog, a quelli che hanno dato vita alle più disparate iniziattive (era un refuso in origine ma poi ho deciso che è più bello così), a quelli che si sono indignati, a quelli che non si preoccupano solo di berlusconi e delle sue donnine.
La riprendo, a mo’ di aggiornamento, utilizzando principalmente due fonti: carmillaonline e lipperatura.

Intervenendo a Fahrenheit, la presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto ha duramente preso le distanze dall’assessore alla cultura Raffaele Speranzon, che nei giorni scorsi aveva chiesto il ritiro dalle biblioteche civiche dei libri di quegli autori che nel 2004 avevano firmato un appello per Cesare Battisti. “Ritengo che quella di Speranzon sia un’iniziativa a titolo personale e non espressa nel suo ruolo istituzionale. Qualora presentasse la proposta in Giunta, sappia che la provincia di Venezia non la sosterrà. Le biblioteche sono un luogo libero”. Condanna anche da Claudio Leombroni, vicepresidente dell’Associazione Italiana Biblioteche, che ha annunciato una presa di posizione ufficiale: “Speranzon fa torto all’intelligenza dei lettori italiani, perfettamente in grado di giudicare da soli”.

Chiaramente, la Provincia di Venezia non può cavarsela così a buon mercato, con una “sconfessione a metà” che modifica sì il quadro, ma meno di quanto sembri. Un’incitazione alla messa al bando di libri da parte di una figura istituzionale, ma… “a titolo personale”. Che vorrebbe dire? Speranzon ha parlato inequivocabilmente nella sua veste di amministratore provinciale, con tanto di velato riferimento alle “leve” che avrebbe potuto azionare contro i riottosi. Riportiamo dal “Gazzettino” del 16 gennaio:

«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali […] Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori…»

Per dirla con il giornalista Mario Tedeschini Lalli:

«[Speranzon] l’ha fatta talmente grossa che si deve dimettere, occorre chiedere le dimissioni. In questo campo non esistono iniziative “a titolo personale”. Se un assessore alla Cultura pensa “personalmente” quelle cose non può essere assessore alla Cultura.

Scrive Wu Ming:

il fatto stesso che un assessore alla cultura (!) abbia una simile idea di ciò che in teoria dovrebbe amministrare  […] a costituire il pericolo. Il fatto che un sindacato di polizia – il COISP – abbia tenuto una conferenza stampa congiunta coi promotori della schifezza è un’implicita intimidazione.

Nel frattempo si è espressa anche la casa editrice Einaudi:

«Boicottare i libri e le idee è un atto di imbarbarimento che non può trovare mai, in alcun fatto o dichiarazione o opinione, per quanto controversi essi siano, la benché minima giustificazione.»

Attenzione però perché non è ancora passata la nottata e su “la Repubblica” di oggi si riporta l’intervento dell’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan,  pidiellina, fervente cattolica, con alle spalle una militanza nel Fronte della Gioventù e in An.

“Non chiediamo nessun rogo di libri, intendiamoci. Semplicemente inviteremo tutte le scuole del Veneto a non adottare, far leggere o conservare nelle biblioteche i testi diseducativi degli autori che hanno firmato l’appello a favore di Cesare Battisti”. Un boicottaggio civile è il minimo che si possa chiedere davanti ad intellettuali che vorrebbero l’impunità di un condannato per crimini aberranti”, sbotta annunciando una lettera a tutti i presidi.

E su Lipperatura (che riporta una sintesi molto efficace) leggiamo la testimonianza di una bibliotecaria:

Siamo nei giorni successivi alla messa in onda di Vieni via con me. Uno dei dirigenti della biblioteca, non senza imbarazzo, riporta agli impiegati il malumore del sindaco (leghista). Non è opportuno, per il medesimo, che dopo quel programma si tengano libri di Roberto Saviano nella biblioteca.  Più o meno nello stesso momento, anche l’assessore alla Cultura esprime il proprio malumore: nota che una delle bibliotecarie sta catalogando opere di Marco Paolini e “ha espressamente chiesto di essere informato in anticipo sugli acquisti librari, per dare il proprio parere vincolante e insindacabile”.
Il dirigente propone la linea morbida: togliere i libri dagli scaffali “finché non si calmano le acque”. […] Ora, in quella biblioteca, Saviano risulta nel catalogo ma non fisicamente sugli scaffali. Nessuno risponde alle domande sul perché.

Insomma questi ce l’hanno come vizio. Ma ognuno di noi è dotato di coscienza e capacità di discernimento ed è in grado di decidere cosa leggere.

Teniamo accese le fiaccole per rischiarare la notte.

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