scippatori di emozioni

A volte mi sembra che mi si chieda troppo.
Su questa vicenda, a parte il mio diario-blog-terapia, sto parlando poco e con poche persone. Ognuno ha i suoi pesi da portare. (
"I pesi mi sono divenuti insostenibili. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto" – lascio scritto alex langer quando si impiccò a un albero di albicocco. Era il 1995). Non sempre è giusto condividerli, ma è giusto vivere, andare avanti, sorridere.

Ma forse questo mia apparente e faticosa serenità (apparente e faticosa, ma non falsa) sta ingannando anche i miei amici più cari.
Ieri mi hanno chiesto di scrivere una breve nota sul rapporto di Michele e l’Unitalsi, in occasione di un memorial calcistico che vogliono dedicargli. Chi meglio di te… già chi meglio di me. Ma come posso parlare di lui come se non fossi io, raccontare di lui al posto di altri, raccontare di quegli anni che ci hanno visto insieme affontare la vita.
Le parole mi si bloccano nel cervello, le mani si paralizzano. E’ troppo presto. Io devo ancora recuperarli dentro di me quegli anni e quei ricordi.
Cos’è questa fretta che hanno tutti? Fretta di celebrare per poi più facilmente dimenticare? Fretta di lavarsi le mani e la coscienza da questa cosa che ci coinvolge tutti?
Ci sarà una messa il 26, lontana da Molfetta per evitare curiosi e pettegoli, con un momento per poter dire ciascuno qualcosa. Una cosa bella, importante, voluta fortemente da alcuni e condivisa da molti che hanno bisogno di un momento per poter piangere, pregare, ricordare, gridare. Va bene. Mi si chiede di parlare, di dire qualcosa quel giorno, e forse lo farò, non so, ora non riesco a pensare a qualcosa da dire; ma mi si chiede di scrivere oggi una nota in calce alla lettera che andrà alla famiglia. Chi meglio di te… Questo no.

Scusate amici, amiche ma è solo per buona educazione che non vi mando tutti a quel paese. Cerco di non turbarvi con le mie turbe e non è difficile perchè non siete qui, non siete a leggere nei miei pensieri, non siete nei soffi del cuore, nei miei incubi e nelle mie paure. Ma voi lasciatemi in pace. Non mi affligete con le vostre richieste, col vostro bisogno di essere consolati, con i vostri giudizi e i vostri ricordi. Io ho bisogno di tempo. Questa vicenda mi ha devastato dentro, e la portata di questo trauma non è nota nemmeno a me. Sto rielaborando. Questa vicenda è costellata di segni che devo ancora interpretare. Io sto imparando a darmi tempo. Vorrei che lo facessero anche gli altri. E invece oggi in generale le emozioni sono forti e labili. Non lasciano il segno. Si piange, si ride, si ama, si odia e tutto dura un attimo, poi via verso altre emozioni.
Non c’è rispetto per il tempo. Non c’è rispetto per le persone. Si brucia tutto come fosse un falò, e i piccoli bracieri che riscaldavano le case non hanno più ragione di esistere. Contano solo le emozioni che dimostri. Se piangi, se gridi, se i strappi i capelli sì. Se soffri in silenzio e in dignità no. Scippatori di emozioni, appunto. Grande Piero Scamarcio.

Detto questo dico anche – per non parlare solo di cose tristi – che ieri ho passato una splendida giornaata come non capitava da parecchio. Io e l’husband abbiamo fatto un salto fino a Galatina e siamo andati a visiatre 2 cantine in occasione di Cantine Aperte. Solo 2, prima ne visitavamo 4 o 5… si invecchia e si preferisce la qualità. Così abbiamo fatto la verticale del Piromafo, il vino di punta del nostro matrimonio, e siamo stati invitati a mangiare lì in cantina insieme con il padrone di casa e i suoi ospiti. Bevuto e mangiato quasi gratis. Ma soprattutto è stata una giornata spensierata. Mi ci voleva.

One response to this post.

  1. Posted by cinzia on 1 giugno 2009 at 14:07

    Brava sorella!!!

    Rispondi

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