IL DIVO

Che dire? un film splendido. Divertente e drammatico insieme. Attori straordinari. Straordinaria la fotografia, la musica, gli effetti speciale. Ma straordinario è in primis il regista che ha confezionato un film perfetto. Non me lo immaginavo proprio così un film su Giulio Andreotti ma pensandoci non poteva che essere così.
L’ho visto ieri sera, e dopo l’husband mi ha portato dall’oste. Mangiato e bevuto cose buone e giuste.
Riporto una recensione di Lietta Tornabuoni su L’Espresso:
Nel suo film bellissimo, Paolo Sorrentino ha scelto Giulio Andreotti nella perfetta interpretazione di Toni Servillo come simbolo e totem del potere in Italia. L’ha scelto al declino, negli anni 1991-1995 che racchiudono il settimo governo Andreotti che dura appena un anno: poi la Democrazia cristiana viene travolta da Tangentopoli, lui deve affrontare a Palermo il processo in cui è accusato di associazione mafiosa (assolto dai reati prescritti sino al 1980, mentre la Cassazione lo assolve nel 2003 dall’accusa di essere stato mandante dell’uccisione di Mino Pecorelli).
È la prima volta nel Paese che si realizza un film critico su un leader politico vivente (Andreotti, senatore a vita,ha ora 89 anni).
Ma non sta in questo il pregio del film, né nella eccellente fusione del ritratto di Andreotti con le parti che si riferiscono ai morti, ai suicidi, alle tenebre repubblicane d’epoca.
Il punto è che il film è molto bello, capace di denuncia sociopolitica con una nuova espressività che mescola uno straordinario uso delle ombre, dei rumori, delle musiche, degli ottimi attori secondari (Carlo Buccirosso è Cirino Pomicino, Giulio Bosetti è Eugenio Scalfari, Flavio Bucci è Franco Evangelisti, Massimo Popolizio è Vittorio Sbardella, Paolo Graziosi è Aldo Moro prigioniero delle Br, Aldo Ralli è Giuseppe Ciarrapico).
Scomparse le immagini nitide, energiche o espressioniste dei film di Rosi e di Petri, ne Il divo (come pure in Gomorra) grava una nebbia che evoca il caos, la confusione delle menti.
Con questi due film, il cinema italiano trova un linguaggio contemporaneo. 

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