ipocrisie di inizio anno

mi era sfuggito questo articolo ma grazie and Anto l’ho recuperato. L’ho preso infatti dal suo blog. Ma sottoscrivo in pieno. Il discorso del papa che non perde occasione per santificare la famiglia, irrigidendola e svilendola in una idea di famiglia che è lontana dalla realtà, e che ha utilizato persino la giornata della pace per questa sua fissazione… mi aveva sinceramente disgustato. Non se ne può più. E poi c’è la storia di questa ragazza, guardacaso rumena ma non importa, uccisa a 17 anni dal suo uomo, dal suo ex. Questi uomini che non si rassegnano e mai si rassegneranno al fatto che le donne hanno diritto di decidere con chi vogliono o non vogliono stare. Mi sembra una vicenda emblematica della ipocrisia che regna sovrana. Ipocrisia della società, e della Chiesa. Cominciamo bene l’anno…
 
Aveva 17 anni, appena una ragazza, ma era madre di una bimba di meno di tre mesi. Era romena, si chiamava Duana Cornelia ed era figlia di rispettati lavoratori insediatisi in Italia, precisamente in Calabria, a Rosarno nel Reggino. E’ morta la notte di Capodanno, col torace trapassato da due colpi di pistola.
Poiché Duana non era "di sangue italiano", anzi era addirittura romena, la cosa non ha fatto molta notizia. Per alcune ore la sua morte è entrata a far parte della casistica delle «pazzie» del Capodanno italiano: infatti è stata per un po’ accreditata la pista d’una morte accidentale, cagionata da pallottole vaganti.
Ma Duana è morta a casa dei genitori, perché era tornata a viverci da poco, con la sua bambina: scappando dal padre della piccola, perché violento. Costui non era un romeno bensì un italiano, residente a Rosarno e originario di Messina, ventottenne. Il quale, l’altra notte, era sotto casa dei suoi, a cercare lei. Non da solo, ma con due "amici". E armati, hanno poi ricostruito i carabinieri. Sono andati lì due volte. In entrambi i casi hanno sparato, in aria. La seconda volta il padre di Duana è uscito di casa, poi è uscita anche lei. E pare sia stato il padre di sua figlia, l’italiano che voleva riprendersele tutte e due, la ragazza e la bimba, a spararle.
Ieri, primo gennaio 2008, nessun sindaco e leader politico ha invocato l’intervento severo e rapido dello Stato a tutela della vita delle donne, minacciate e tanto spesso uccise dal frustrato senso di possesso degli uomini. Nessun Consiglio dei ministri straordinario si è riunito e nessun decreto è stato emanato a tutela specifica delle donne romene e in generale straniere che cercano di svincolarsi da quella minaccia, esercitata da maschi italiani violenti, per esempio prevedendo per questi il foglio di via. Né qualcuno ha pensato di dover spiegare all’opinione pubblica italiana e a quella romena come mai niente di tutto questo è accaduto; mentre è accaduto ciò che sappiamo, ai romeni in Italia, dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani.
In compenso un capo di Stato straniero ha detto proprio ieri che «la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace».

A intepretare come minaccia alla pace la «minaccia» ai «diritti» della «famiglia» è stato, il primo dell’anno, il monarca di Città del Vaticano, sommo pontefice della Chiesa cattolica apostolica romana. Papa Benedetto XVI è piuttosto meticoloso, si sa: perciò, ieri, ha precisato di parlare della «famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».
Ora possiamo capire anche perché Duana è morta ammazzata. Non stava in una famiglia naturale, con quell’uomo non s’era sposata. Ne è venuta una minaccia alla pace. Visto come questa minaccia si è esplicata, con l’uccisione della ragazza, resta da chiedersi: non ha forse quell’uomo, vindice, rivelato la sua «naturale» verità?
Si tratta d’una blasfema provocazione, è chiaro. Ma forse è necessaria. Perché, come diceva Totò, ogni limite ha la sua pazienza. Non si vede Benedetto Decimosesto aggirarsi per Baghdad a ricevere il plauso degli iracheni, anche solo dei pochi cattolici, perché gli ha svelato l’origine della catastrofe che su di loro s’è abbattuta: la «restrizione» dei «diritti» della «famiglia naturale». Né lo si vede recarsi negli slum del Kenya, accolto da folle osannanti per quest’elargizione di verità, che illumina loro, i miserabili, sul perché si brucino vivi tra partiti ed etnie e vengano mitragliati da polizia ed esercito. Ma nemmeno si vede il capo di Città del Vaticano provare a spiegarsi con quella buona metà della sua «famiglia naturale», le donna, purtroppo esclusa dalla «verità» – che è «dell’uomo» – da essa famiglia esplicata.
O forse sì: con la donna questo vertice della Chiesa si spiega probabilmente con le parole di Ruini, benedicente Ferrara e la sua campagna contro la 194, ch’ora incombe sul Parlamento per il tramite del mite Bondi. Chissà cosa ne penserà un giorno, quando sarà ragazza e se avesse la sventura di incontrare uno simile al padre, la figlioletta di Duana.

di Anubi D’Avossa Lussurgiu

Liberazione giornale Comunista 02/01/2008

 
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5 responses to this post.

  1. Posted by tiziana on 3 gennaio 2008 at 14:32

    io continuo a sostenere che quando qualcuno ha il diritto riconosciuto di dire LA verità c\’è qlcsa che non va… è un pensiero semplice e poco articolato, non mi convince una chiesa lontana anni luce dai bisogni della gente, anzi di più, che non si interessa minimamente dei bisogni e della vita reale. se se ne interessa è solo per condannare. che bisogno c\’è di una società nella società? hanno potere temporale e tanti soldi… mi sembrano le uniche cose che intendono conservare…
    mi dispiace per la chiesa "vera" che non vediamo nè sentiamo, forse perchè chi ha da fare non perde tempo in condanne e sermoni.

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  2. Posted by Unknown on 5 gennaio 2008 at 03:38

    pensavo proprio che ci voleva un tuo commento.. ma non ci speravo perché so che stai incasinata. E invece. Questa idea che qualcuno, non importa chi, debba decidere cosa è naturale e cosa no la rifuggo proprio. La Chiesa potrebbe intervenire su tante questioni più importanti e invece non lo fa. Preferisce spiare nel nostro buco della serratura. Mi fa tristezza perché mi sembra uno spreco di energie e risorse. Ma la famiglia è l\’unica istituzione che garantisce la sua sopravvivenza, non può far altro che difenderla, fino a negare l\’evidenza e cioè che non esiste La Famiglia ma ci sono le famiglie, quelle vere. Non accorgersi di loro e delle potenzialità che esprimono è proprio una imperdonabile cecità. Come è imperdonabile non occuparsi del fatto che la maggior parte dei delitti, in Italia, avviene in famiglia. Ci sarà un motivo. Forse è proprio lo scollamento tra famiglia reale e famiglia vagheggiata. Chissà. Ma questi discorsi non si riescono nemmeno a fare, ahimè. Per fortuna ho il mio blog… besos

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  3. Posted by tiziana on 5 gennaio 2008 at 06:30

    si, per fortuna, proprio vero!
    hai centrato il vero problema… si accaniscono tanto per autoconservarsi, senza riti riconosciuti non serve più la ceramonia e senza cerimonie non servono più paramenti e arzigogoli ecclesiastici. l\’istituzione alla base della società deve essere non solo riconosciuta ma anche permessa da loro… l\’elenco di chi può e non può avvicinarsi al sacramento è ridicolo, come se fosse la cerimonia ad esigere determinate qualità "morali", come se la cerimonia avesse personalità propria!
    hai ragione, se volessero ne avrebbero di cose da fare… preferiscono impiegare il loro tempo in attività più immediate e che portano subito ad un risultato, come pubblicare articoli e intervenire in programmi televisivi. per fortuna è un\’arma a doppio taglio: non per tutti è sufficiente ascoltare per assimilare un concetto, c\’è chi elabora e rifiuta.
    ho detto.
    :-))
     
    ps- sono in treno e ti scrivo dal portatilino spaziale!! quando il progresso avvicina le persone… potrebbe essere lo spot di una compagnia telefonica!
    bacigni!
    ah, rips- domani sera viene la piccola pazza, per lunedì provo a tarsformarla in una addict del marchio ma con disinvoltura, quasi snobismo.. ti mando le foto!
     

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  4. Posted by luigi vittorio on 9 gennaio 2008 at 11:30

    già
    ma il problema è quanto "potere" le diamo. alla chiesa, ai luoghi comuni. io sto imparando a fregarmene un po\’ di tante sovrapposizioni, istituzioni. prendo quello che penso abbia un senso oggi per me. cerco il senso profondo. per il resto se qualcuno mette un occhio nel buco della miaserratura al massimo posso divertirmi a infilare io qualcosa nella serratura. una matita appuntita?

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  5. Posted by tiziana on 13 gennaio 2008 at 06:15

    beh? non scrivi più? è l\’unico giorno completo in casa… proprio oggi che potevo rispondere non scrivi? beh?

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