cena aziendale

Ieri sera cena offerta dall’azienda a tutti i dipendenti. Mi sembrava un pensiero carino (certo non sarebbe stato male avere una mezza tredicesima ma questo passa il convento) e un modo per conoscere meglio le persone con cui lavoro. Mi sono anche divertita fino a un certo punto, ero a un tavolo veramente casinista e il vino scorreva a fiumi in vene evidentemente poco abituate. Le mie colleghe sono giovani e simpatiche. Le trovo divertenti. Poi, a parte le ragazze che lavorano a stretto contatto con me, nella stessa stanza, e con cui mi trovo bene, ce ne erano tante che conosco solo di vista, altre che non avevo mai visto, alcune che avevo solo sentito nominare. Sì, ci sono anche i colleghi ma sono pochi e occupano perlopiù posizioni “dirigenziali”: è un microcosmo specchio della società, quindi maschilista.
Dicevo che mi sono divertita fino a un certo punto, fino a quando non è entrata una tipa accompagnata da un assistente, che ha cominciato a montare un portatile, ad allacciare il microfono… e io mi sono detta “ecco, ci mancava il karaoke”. Magari! si trattava di un gioco, una specie di
mercante in fiera in cui per “acquistare” le carte era necessario superare una qualche prova. Alcune proprio sceme, del tipo: chi mi porta un accendino rosso|chi mi porta tre calzini| chi da al capo lo schiaffo più rumoroso| chi ha il seno più grande… e qui due poverine contente di esserlo che si sono fatte misurare la circonferenza toracica. Insomma roba così, con contorno di commenti volgari. Ah poi c’è stato anche un collega che con un metro di legno in mezzo alle gambe doveva centrare il rotolo di cartaigienica che una collega teneva in mezzo alle gambe. DIVERTENTE, no? tipo i giochi che facevano alla scuola media. Un gioco mortalmente noioso. Di fatto pochi hanno partecipato attivamente, i più hanno assistito o subìto. Mamma mia, avrei davvero voluto trovarmi in qualche altrove. Ma sono io che mi sento (o sono) sempre fuori posto? Eppure mi impegno, non disdegno di frequentare persone nuove, anche diverse da me, infatti ero andata alla cena con lo spirito giusto. Eppure. Eppure difficilmente mi sento a mio agio. Boh. Sarà che sono una persona fondamentalmente timida. L’oste salutandomi mi ha sussurato che ero un pesce fuor d’acqua. Sì, è che non trovo la mia boccia.
E poi… dovevate vedere la tipa che ci propinava il gioco! Non so da dove l’abbiano presa. Una minigonna inguinale di jeans. Sotto sembrava in un primo momento che avesse i pantaloni. Invece erano le sue gambe, come due tronchi. Strizzata in una camicetta bianca aderente da cui fuoriusciva la pancia che si poggiava sulla gonna. Ma dico, un po’ di rispetto per se stesse, no? Avrebbe fatto meglio a indossare i pantaloni. Uff., vi sembro acida? Ma no… sono sopravvissuta, questo conta. Io non mollo.
Questa foto è dedicata a chi pensa che fave e cicorie salveranno il mondo… è il primo piatto delizioso preparato dall’oste. Purtroppo non posso mettere le foto delle mie colleghe e colleghi e boss e bossetti vari per motivi di privacy. Ma consoliamoci con le “nostre” fave e cicorie.

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