nuovo lavoro, nuova vita?

Naturalmente questa settimana sto piuttosto incasinata, con la bozza da consegnare venerdì mattina e il nuovo lavoro il pomeriggio, e ho poco tempo per me e non solo per me. Mi sto lamentando? no, ci mancherebbe. So che tutte le vite sono così e, del resto, se penso alla vita che facevo solo l’anno scorso non so come ho fatto a resistere con 3 lavori, tutti sotto pagati, in 3 città diverse e nella situazione psicologica in cui ero tra il dispiacere per la cooperativa e tutto il resto. Però eccomi qua, dopo un periodo di dolce far niente in cui mi sono dedicata ai lavori domestici (uff) e alla cucina (uh quanto mi piace cucinare  e mangiare!), di nuovo in pista e sulla via dell’incasinamento progressivo. Ah quasi mi mancava lo stress. Quasi.
Il nuovo lavoro (sempre ammesso che diventi tale) non è male. Certo non è nemmeno il lavoro dei miei sogni ma questo offre il mercato. Quello che mi colpisce come sensazione è la precarietà, quelli di cui tutti i nostri politici e conduttori tv si riempiono la bocca senza sapere minimamente di cosa parlano. Questa per cui lavoro è una grossa azienda, con sede tra l’altro a Milano (solo la redazione è a Monopoli), per cui la vedo stabile sotto questo punto di vista. Ma è il lavoro precario. Non solo il mio. Non riesco a spiegarmi bene e quindi passo avanti.
Una cosa odio già di quest’ufficio: non ci sono attaccapanni! trovo insopportabilmente scomodo tenersi la giaca o peggio il cappotto dietro la sedia e la borsa dove capita. Ma anche alla kora è stato così per molto tempo, fino all’arrivo del mitico ninovolpe che ha portato in dote attaccapanni e microonde. Grande. Mi manca. Tante cose mi mancano ma ormai non ci penso più.
Di bello l’ufficio ha, innanzitutto, una bella vista mare. Certo è seminascosto da palazzacci ma un pezzo di mare si vede bene. Ed era oggi di un blu gigantesco. Poi è bello il bagno, spazioso, luminoso, pulito. Unico difetto è che ha, come dico io, la tazza a vista. Una cosa che odio perché se uno casomai si dimentica di chiudere a chiave ed entra un altro sei, appunto, a vista. Vabbè, è una cosa mia. Io sono piena di ossessioni. Ma le nascondo bene.
Non voglio entrare nel merito del lavoro perché è troppo presto e ho sensazioni discordanti. Naturalmente la parte che mi piace di più è scrivere testi, un po’ meno telefonare, soprattutto all’inizio che non ho tutto sotto controllo. Ma non è una cosa difficile. Imparerò. Alla fine a me parlare al telefono con la gente viene facile. Solo che qui devo stare attenta a dire alcune cose e a non dire altre. Per esempio non puoi parlare di “acquisto” anche se di quello si tratta e altre piccoli particolari che sto imparando. Devo forzare un po’ la mia natura per sopravvivere. Questa è la giungla, baby! Diventerò un leone o rimarrò cerbiatto? chissà. Ah… un’altra cosa che odio è il linguaggio usato, non solo al telefono, in questi ambienti. Tutto un sussegguirsi di “questo piuttosto che quello” (utilizzo del “piuttosto che” non in senso avversativo ma direi, modaiolo. Se avete dubbi e anche voi lo usate così, leggete qui), di “questo, quello e quant’altro” e di “un attimino“. Oddio no! un attimino no. A tutto mi adeguerò ma a questo no. Ahi serva Italia, di dolore ostello… (e che centra?). Non credete che abbia un attimino ragione?

4 responses to this post.

  1. Posted by Antonio on 28 novembre 2007 at 23:11

    io sono la vita.piccolo passi in mondi diversi e credo che siano buoni per farti diventare una persona e ne un leone (la femmina caccia per il mascio che poltrisce in continuazione) ne un cerbiatto che portano le corna e sono un ottimo salame🙂
     
    Un Saluto
    Antonio

    Rispondi

  2. Posted by cinzia on 30 novembre 2007 at 00:27

    oh, ma io a volantino mica lo capisco!
    sarà che sono limitata assai.
     
    Ah, Mary, e poi prendevi in giro me quando la new economy mi ha sbattuta fuori dalla libreria (a detta del presidente della cooperativa, “i libri non si vendono più nelle librerie”; ma scusa, perché non chiudi la casa editrice allora? G) e mi ha spinta a lavorare per Artè. Mica ero una venditrice! Ero un Art Promoter. Fa niente che se non vendevo non mangiavo. Non dovevo vendere!!! Solo far firmare un contratto a tutti i costi. Eh eh eh.
     
    Comunque io intanto spero vada bene questo per te… il resto è lì, se non è quest\’anno è l\’anno prossimo. Ma non ti potevo sentire più sempre a cucinare… piuttosto che a fare pulizie! Io invece potrei uccidere per un “piuttosto che” usato così. Un attimino mi dà meno fastidio. E poi quant’altro" fa molto romano… quindi lo odio quasi quanto piuttosto che.
     
    Stasera inizia il convegno. Sono venuta in ufficio perché non è ancora tutto pronto. E ci siamo divise: due qui e due al Gemelli, dove sarà il convegno. Invece il mio lavoro vero (SCN) si è un attimino (ahaaaaa) tranquillizzato da ieri (maledetti tassisti, a piedi mi hanno fatta andare), quando ho consegnato e pubblicato le graduatorie. Dalla settimana prossima ricomincio, ma con un po’ più di calma per almeno una settimana. Poi si riprende la lotta.
    Vabbé. Ciao.

    Rispondi

  3. Posted by Unknown on 30 novembre 2007 at 12:16

    Bisogna vedere se lui si capisce. Anto bisogna prenderlo così, con i suoi pregi (tanti) e i suoi difetti (pochi ma GROSSI!)😉
    Senti io invece a cucinare mi ci vedo, mi piace proprio. Forse ho sbagliato tutto, forse avreo dovuto fare quel corso di cucina pugliese che è cominciato a novembre ad alberobello e poi aprirmi un locale mio. Chissà. Per ora sono su questa terra.Per il resto cerco di sdrammatizzare e di prendere le cose così come vengono rimanendo me stessa il più possibile. besos

    Rispondi

  4. Posted by tiziana on 30 novembre 2007 at 16:10

    e siete pignolette però…meglio essere un attimino più morbide!

    Rispondi

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