julie

si parte, si va si torna. Se si rimane fermi, immobili, non succcede niente, non si ha niente da raccontare. Premessa al mio racconto è che stamattina sono andata a Bari per un colloquio. Al ritorno ho preso il treno delle 14.05 per Lecce che non fa fermate fino a Monopoli. Persone ammassate sul binario, la ressa per entrare. Quando finalmente sono sul treno è rimasto un solo posto libero, il solito, vicino a una ragazza africana. Benedico mentalmente il razzismo degli italiani (non è la prima volta che mi capita) e mi siedo accanto. Sto parlando al telefono con silvy, ci diciamo i fatti, lei col suo panino solitario nel suo centro commerciale io col mio panbrioches ai funghi appena digerito. Di sottecchi guardo la ragazza accanto a me. Il mio istinto mi dice che qualcosa non quadra (e ultimamente il mio istinto non sbaglia, purtroppo) E’ carina, con le sue treccine legate dietro la testa, avrà una ventina d’anni, non di più. In mano ha il  suo biglietto. Leggo chiaramente la stazione di partenza: BARI CENTRALE, ma il suo dito è sulla stazione di arrivo. Leggo solo la prima parte della prima lettera. Certo non è una L, il mio istinto mi dice che potrebbe essere una F (penso ai paesi con la F nel Salento e non me ne vengono in mente… Frigole… ma il treno non ci passa!). Vabbè mi faccio i fatti miei, penso. La ragazza si sporge fuori dal finestrino, saluta un ragazzo che l’ha accompagnata in stazione e che aspetta che il treno parta, la segue con lo sguardo. Mi tranquilizzo. Chiudo la telefonata, apro la bozza che avevo da leggere, il treno parte. Dopo pochi minuti mi giro verso la ragazza, ora il suo dito copre solo metà della stazione di arrivo e leggo chiaramente: FOG. Cavolo! le prendo il biglietto dalle mani, le chiedo in inglese se deve andare a Foggia. Oui, Foggia mi risponde allarmata. Non parla una parola che sia una di italiano e non sa nemmeno mezza parola di inglese. Solo francese. Perfetto. Quel francese africano che non è nemmeno semplice da capire (non che io capisca il francese ma a furia di bazzicarlo tra marito e sorella…). Cerco di spiegarle come posso che sta andando nella direzione opposta. Le mostro l’orario ferroviario, ho sia l’orario dei treni per foggia che per lecce (viaggio molto io). Le dico di non preoccuparsi che l’aiuto io. Lei telefona al suo moroso. Parlano in maniera concitata. Io controllo nel frattempo gli orari e faccio già un programma di viaggio per lei. Le scrivo tutto su un biglietto: l’orario di partenza del primo treno da monopoli, l’arrivo a bari, la partenza da bari, l’arrivo a foggia. Non c’è nessun treno diretto naturalmente!
Lei non dice niente, per tutto il viaggio sembra che eviti di guardarmi, sta addossata al finestrino. Del resto è difficile comunicare… Ah Babele!
Quando stiamo per arrivare a Monopoli le faccio cenno di scendere. No, mi fa io devo andare a foggia. Appunto, da qui non si va a foggia. Dai scendi, non ti preoccupare che ti aiuto io. E la tiro per la manica. Mi metto la mano sul cuore. Lei è spaventata penserà: ma che vuole questa pazza italiana? A quel punto chiedo a tutto il vagone se c’è qualcuno che parla il francese. Manco a pagarlo! spiego il fatto e siamo arrivati a Monopoli. Lei non vuole saperne di scendere nonostante tutti le dicano di farlo. Non si fida, è spaventata. Chiede a più persone "questa è foggia?" tutti le dicono no, ovviamente. In stazione mi aspetta l’husband che avevo già avvisato della situazione. Lui sa il francese, conto sul suo aiuto. Sale sul treno (che in teoria dovrebbe ripartire subito). io intanto spiego la situazione al controllore (che fino ad allora non si era visto), il quale mi risponde sostanzialmente che non può farci niente e che il treno deve partire. La ragazza telefona al moroso (mi pare si chiami Totò), e l’husband parla con lui. Giusto in tempo, il controllore fischia e la ragazza si convince. Scendiamo di corsa dal treno tuttietre. Tutti tirano un sospiro di solievo. Uff, che fatica, però.
LA STORIA NON FINISCE QUI, MA ORA DEVO USCIRE, CONTINUO STASERA.
Allora, dicevo. Scendiamo dal treno, io osv e julie (così si chiama la fanciulla). Osv parla ancora al telefono con il suo ragazzo e dice a lui gli orari che io avevo diligentemente copiato sul foglietto che avevo dato a julie. Poi l’husband se ne va, ha i consigli di classe, e dice a julie che la sua femme sarebbe rimasta con lei fino all’arrivo del treno. Uh quanto mi è piaciuto che dicesse ma femme… (anche se mi prende in giro e mi chiama la mia crocerossina) Julie mi guardava, incredula. Quando poi le ho dato il mio biglietto per Bari mi ha chiesto: C’est combien? (l’unica cosa che so in francese!), e io le ho detto che non mi doveva niente si è proprio stupita. Siamo andate sull’altro binario e siamo rimaste così, in silenzio fino all’arrivo del treno. Però in quel quarto d’ora che ho aspettato con lei, in silenzio, si è creata una corrente di simpatia. Mi ha dato il suo numero, ha chiesto il mio. Ho anche parlato al telefono con Totò, masticava un po’ di italiano. Non faceva che ringraziarmi e mi ha chiesto spiegazioni su come avevano potuto sbagliare treno e io gliel’ho spiegato. Almeno io penso che sia andata così: il treno per Foggia partiva sicuramente dal 1 binario OVEST, quello per Lecce dal binario 1. Tutto qui. Semplice e banale. Invece di andare al nord è andata al sud. Mi ha ringraziato ancora, anche per julie credo che non sapeva neppure dire grazie. Però quando l’ho messa sul treno per Bari e l’ho vista partire, mi ha fatto un sorriso… un sorriso come sorpreso ecco. E io mi sono quasi dispiaciuta della sua partenza, come se perdessi, per sempre, un’amica, un’occasione. Sai quei magoni inspiegabili…
Ah, corollario alla vicenda. Mentre aspettavamo sulla panchina che il treno arrivasse mi guardavo intorno per vedere se c’era qualcuno che conoscevo a cui poter affidare julie perché non combinasse altri casini. Nessuno. Allora ho chiesto a una ragazza seduta lì vicino a noi se poteva farmi la cortesia una volta arrivate a Bari di controllare il cartellone per vedere su che binario partiva il treno per foggia e indicarlo a julie. Ma scusa, lei non può chiederlo? No perché non sa la lingua. Ah. E non puoi scriverglielo il binario? No, perché no so quale sia. Ma è una tua parente? No. La conosci bene? No, l’ho incontrata oggi e le ho spiegato brevemente. Perché ha importanza? No… però io ho da fare e non posso perdere tempo a vedere sul cartellone gli orari, sai… Certo, non ti preoccupare, chiederò a qualcun altro. Poi non ho chiesto a nessuno perché nel frattempo  julie mi ha detto che Totò sarebbe venuto in stazione a Bari, e poi mi aveva intristito quella ragazza. Ci sarebbero voluti 2 minuti 2 per controllare il cartellone. Vabbè.
Secondo corollario: Stasera julie mi ha mandato un sms. Peccato non potervelo far vedere. Non dice niente, c’è solo un pupazzetto che manda baci.🙂 Sarà arrivata a Roma a quest’ora. Ah sì ho dimenticato di dire che era quella la sua destinazione finale. Per fortuna con gli orari che le ho trovato io ce la faceva a prendere il treno delle 19, già prenotato.
Ma ora sono stanca, il fatto l’ho detto, le mie considerazioni, forse, domani (che è un’altra giornata piena).

14 responses to this post.

  1. Posted by tiziana on 8 novembre 2007 at 14:06

    mamma, l\’ho letto tutto d\’un fiato… aspetto la fine del racconto.
    (hai mai pensato di dedicarti ai gialli? che bei tempi)

    Rispondi

  2. Posted by Unknown on 8 novembre 2007 at 14:37

    Dici? però non so se c ela faccio stasera, è stata una giornata intensa e sono stanca.

    Rispondi

  3. Posted by tiziana on 8 novembre 2007 at 16:57

    mella, sembra una di quelle storie da cortometraggio… lo stupore di julie…
    che bello, conosco la protagonista! 
     julie è stata molto fortunata, chissà dove sarebbe ora. l\’idea che non si aspettasse niente di buono mi tranquillizza da un lato (la gente è o cattiva o diffidente o indifferente, almeno sta attenta), ma dall\’altro mi mette una tristezza infinita. e non solo perchè qsta storia è l\’ennesima dimostrazione di quanta strada abbiamo ancora davanti prima di diventare una società "completa" (civile sarebbe inesatto, multirazziale non ha molto senso), ma anche perchè mi ricorda, se ce ne fosse bisogno, che siamo soli. ognuno per sè, ognuno occupato a difendersi e a mettere più distanza possibile dall\’altro. detto da me è ancora più paradossale, vista la misantropia che mi accompagna!
    ma, dì la verità, tu alla stazione ci vai per la caccia allo straniero in difficoltà!
    se ricordo bene avete avuto un episodio molto simile quest\’estate con una coppia senegalese. anche lì stesso copione: tu chiami l\’husband che conosce il francese,  lui arriva in stazione, tu scrivi l\’indicazione della strada su un pizzino e, dopo esservi accertati che nessuno si perda,  ve ne tornate a casa trotterellando.
    chissà da piccola, tra randagi e stranieri persi, quanti ne hai portati a casa!
    bnotte…

    Rispondi

  4. Posted by Unknown on 9 novembre 2007 at 01:18

    sì, mi ha colpito molto la diffidenza di julie. Un po\’ per il fatto che non mi capiva, non conosceva nemmeno le cose più elementari dell\’inglese tipo Dont\’ worry, Can I help you, quindi era effettivamente difficile comunicare con lei, farmi capire. Però io credo che dipenda molto anche dal clima che si respira in Italia in questi giorni. Questo è triste.
    Quando vado in stazione, quando sto in giro, quando vivo io mi guardo intorno, mi interesso alle persone, alle storie, sono curiosa e così capita che intercetto le richieste d\’aiuto (anche quando non ci sono come in questo caso).  Non sempre eh. Spesso anche in me prevale il farmi i fatti miei. Spesso faccio tacere il mio istinto,non do ascolto all\’intuito. Anche ieri, forse avrei dovuto farmi vedere subito il biglietto, prima che il treno partisse. Ma non avevo elementi certi e ho titubato. Però a volte mi metto nei panni altrui: e se ci fossi stata io al suo posto? O potrebbe essere mia sorella… Ti immagini se fosse scesa a Lecce, convinta di essere arrivata a Foggia? Chi avrebbe potuto incontrare lì? Poteva finire male… per questo ho insistito molto per farla scendere con me. Forse questo ci manca in generale a tutti, la capacità di metterci nei panni dell\’altro. Anche questo è triste.
    Il dubbio che ho è che sto sbagliando tutto perchè mi sto dedicando a studiacchiare l\’inglese ma incontro solo francesi!
     

    Rispondi

  5. Posted by SyLv on 9 novembre 2007 at 04:58

    Sorellonza anch\’io ho letto tutto d\’un fiato
    ho pensato: MA TUTTE A TE SUCCEDONO? Sembra un film
    e se pensi che tutto è partito dal fatto che tu i fatti tuoi non te li sai fare
    (non è rispetto della privacy mettersi a leggere il biglietto di una sconosciuta!)
    dico, meno male che è successo.
    Ma è un\’epopea.. sembra un film.. la Julie che non capisce una parola, la Julie che è diffidente, tutti che le dicono di scendere, il capotreno che non può fermare il treno, il marito che sa il francese e sale sul treno col rischio di partire tutti e tre alla volta di Lecce, l a stronza che h afretta per poter guardare un binario.. davvero un film.
     
    Mariè scrivi più spesso che mi piace tanto leggerti quando descrivi , racconti, quasi quasi sei meglio dell\’hausband!

    Rispondi

  6. Posted by Unknown on 9 novembre 2007 at 05:14

    Scrivo poco perché a casa non succede mai niente… il mondo è fuori. Ma sto fiduciosa che qualche cambiamento è in arrivo. Spero che l\’istinto non sbagli proprio su di me… Comunque è vero, anche a me a ripensarci sembra un film…

    Rispondi

  7. Posted by tiziana on 9 novembre 2007 at 05:55

    bene, visto che tutti abbiamo la stessa sensazione, mi sembra chiaro che va scritta la sceneggiatura per qsto cortometraggio e conservata gelosamente fino alla buona occasione. e , per me, niente è casuale e questa storia ci ha insegnato che… devi scrivere sceneggiature! ti si apre una nuova prospettiva… e tutto grazie a julie e al tuo ficcanasamento!

    Rispondi

  8. Posted by Antonio on 9 novembre 2007 at 07:14

    penso che sia semplice culture e sensibilità diverse portano alla diffidenza comune con un pizzico di  inconscio negativo che ci trasmette la "società" ma…per fortuna che l\’umanità non è tutta uguale e cè la convivialità delle differenze cara a qualcuno.
     
    Un Saluto
    Antonio
     
    P.S. oggi è una girnataccia in tutti i sensi per me ma…come al solito fuori cè il sole che mi rallegra

    Rispondi

  9. Posted by Unknown on 9 novembre 2007 at 09:52

    E sia! me lo vedo già. ma da dove si comincia a scrivere una sceneggiatura?

    Rispondi

  10. Posted by luigi vittorio on 9 novembre 2007 at 14:20

    scrivi benissimo, molto avvincente. detto questo mi meraviglio di meravigliarmi. perchè hai solo fatto una cosa assolutamente NORMALE. e come me qui sul blog ci siamo meravigliati un po\’ tutti, come se tu avessi fatto una cosa eroica, impensabile. cazzo, hai fatto l\’unica cosa che ciascuno di noi avrebbe DOVUTO fare. voglio dire che quel che hai fatto le era DOVUTO. e che se tu ti trovi nel paese di Julie stai pur certa che in 50 si sperticano per darti indicazioni e ti accompagnano fino al posto in cui devi arrivare.
    e invece noi che siamo un paese civile e accogliente abbiamo deciso che siccome c\’è un matto che violenta una a roma allora tutti i rumeni sono matti e violentatori. e siccome i rumeni sono stranieri, tutti gli stranieri sono violenti. e siccome siamo tutti diversi chiunque potrebbe essere il maniaco, meglio non dare confidenza a nessuno e via.
    senti fa una bella cosa, scrivi \’sta sceneggiatura, chiama julie e proponile di fare l\’attrice🙂

    Rispondi

  11. Posted by Unknown on 9 novembre 2007 at 15:36

    grazie per i complimenti lv. Io pure mi sono meravigliata della mia meraviglia e della vostra meraviglia. Mi sa che ci stiamo complicando la vita e le cose più semplici, più ovvie, più spontanee ce le stiamo dimenticando. Vedrò di scrivere sta sceneggiatura. Oh ma datemi una mano. E non proponetevi solo per fare le comparse! (io per la verità ho già in mente le parti per alcuni di voi, per gli altri ci penso). Ah tiz, per la precisione quest\’estate era una coppia del kenia e li abbiamo accompagnati direttamente all\’albergo, a  piedi che eravamo senza macchina. Per Anto: la convivialità delle differenze mi sembra sempre più una utopia. Che tristezza. Un saluto a u cosm se mi legge…

    Rispondi

  12. Posted by luigi vittorio on 9 novembre 2007 at 15:53

    allora sei si fa un film io voglio fare il protagonista.🙂
    dopo lungo (?) pensare ti propongo: faccio il macchinista, checapita la situazione inverte la marcia e va a Foggia, correndo come un pazzo, senza fermate "neanche per pisciare" (e qui parte anche la musica di sottofondo di de gregori🙂
    che te ne pare?
    ovviamente tu e osv siete saliti sul treno… Patricia fa la controllora e chiude le porte🙂 Silvana andrebbe benissimo come contro/figura di julie🙂

    Rispondi

  13. Posted by Unknown on 10 novembre 2007 at 01:21

    che fantasia! pensiamoci  con calma, dai.🙂

    Rispondi

  14. Posted by SyLv on 10 novembre 2007 at 16:37

    Ma così lv la protagonista sarei io non tu..

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: