E invece

Ieri sera eravamo pronti per vedere il film scelto – Flags of our fathers, per la cronaca – e invece ci siamo accorti che c’era Blunotte di Carlo Lucarelli. Ora, Lucarelli non mi è particolarmente simpatico ma tira fuori storie importanti che è bene conoscere. Come quella raccontata ieri. La storia del naufragio fantasma: una nave affondata al largo di Portopalo, in Sicilia, nella notte tra  il 25  e il 26 dicembre del 1996 con 283 persone a bordo. Persone… che venivano dal Pakistan, dall’India, dallo Sri Lanka, ciascuno con la sua storia, ciascuno con il suo miraggio. Il "bello" della trasmissione di ieri è che Lucarelli ti fa conoscere le singole persone di quella nave, certo non tutti, alcuni, ma entra nelle loro vite e nei loro sogni e tu ci rimani di merda. Perché non puoi più giustificarti. Non puoi più pensare che chissà… forse… magari… il diciassettenne cingalese, di etnia tamil (a cui i genitori hanno pagato il viaggio perchè potesse avere una speranza di vita) Anpalagan Ganeshu, fosse nato per essere divorato dai pesci delle coste italiane, insieme al fratello Arulalagan.
Quella raccontata ieri è una storia assurda, di cui conoscevo solo qualche spezzone, che fa pensare. Io ho provato una grande sofferenza, oltre alla rabbia. Mi fa soffrire non tanto (non solo) la morte quanto la mancanza di pietas. E oltre a questo.. sentire che si stima ci siano circa 20.000 morti nel nostro mare, tutti quegli uomini e quelle donne di cui non sappiamo niente. Mi viene in mente la sofferenza provata ad Auschwitz proprio al pensiero di tutti quei morti di cui non conosciamo niente, che sono semplicemente scomparsi con tutta la loro famiglia. Come non fossero mai esistiti. Questa è una cosa che non riesco a sopportare.
La storia della nave fantasma la leggete sul
sito di "repubblica".
Scrive TAHAR BEN JELLOUN in un articolo, sempre su repubblica, intitolato La vergogna negli abissi:
La vergogna bianca viene da quello che l’uomo è capace di fare all’uomo…

[]

Che cosa rimane di un volto divorato dai pesci? Carne avvizzita dal sale dell’acqua, pelle ridotta a una sottile membrana? Che cosa rimane di un corpo che non è più un corpo, di quello che è stato uomo, una memoria, desideri e speranze? Il mare non dice tutto. È spietato e ingoia tutto.

[]

Ma che cosa sono diventati, gli uomini, per vivere della morte dei loro simili?
 
Questi sono anche i miei pensieri.
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3 responses to this post.

  1. Posted by Antonio on 1 ottobre 2007 at 23:23

    se puoi guarda è amaramente realista per molte situazioni.
     
    Un Saluto
    Mattutino

    Rispondi

  2. Posted by Antonio on 2 ottobre 2007 at 02:18

    non avevo compreso che già l\’avevi sisto 😦
     
    sto un pò alterato
     
    un Saluto
    da AlterAntonio

    Rispondi

  3. Posted by SyLv on 3 ottobre 2007 at 07:28

    Gli uomini vivone della morte dei loro simili in ogni senso. Anche non morte fisica.. ma effettivamente questo è più che INCOMPRENSIBILE

    Rispondi

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