Tanzania – Monopoli – Uganda

Monopoli ha da sempre una vocazione turisticache negli ultimi due anni e in questo in particolare è esplosa. L’effetto più evidente è dato dal fatto che le case, nel centro storico soprattutto, non si possono più toccare (meglio comprarsi una casa a Roma a questo punto) e che per strada non si può più camminare dato che ogni bar locale pizzeria trattoria ha rubato spazio al suolo pubblico per piantarvi i propri tavolini ombrelloni dispensatori di bibite. Il tutto in maniera piuttosto selvaggia. I turisti comunqnue arrivano e tanti anche se dubito che faranno di monopoli la loro città delle vacanze preferita. Dubito cioè che poi tornino. Comunque arrivano e per le strade sempre più sporche del centro storico si sentono altre lingue altre cadenze altri suoni. Cosa buona e giusta.
Stasera sono arrivata col treno da Bari. Sul piazzale della stazione noto una coppia che sembra non saper dove andare. Da alcuni particolari mi convinco che sono stranieri (per esempio avevano la pelle di un bel color cioccolato…). Si guardano intorno smarriti. Io mi avvicino li guardo per dimostrare la mia disponibilità all’incontro interculturale e poi mi decido e nel mio inglese timido e sdentato chiedo all’uomo "Can I help you?". Mi chiede speranzoso se so dov’è l’Hotel Clio. Certo che lo so (da poco) ma "It’s far". Far? yes far… Così mi chiede dove può trovare un taxi. Seee. Un taxi. Qui a Monopoli ma da dove venite, dalla Tanzania? Appunto dalla Tanzania. No taxi, no bus gli dico, sentendomi un po’ George Cloney senza Martini. A quel punto sembra scoraggiato e io gli faccio: "I call my husband…" Io mo convinta che l’husband stesse venendo a prendermi in macchina. E invece, cribbio, dimenticavo che ieri tornando da pantanagianni abbiamo dovuto lasciare la macchina nei pressi dell’Ipsiam. Cioè lontanissimo da casa e dalla parte opposta rispetto alla stazione. Anche questa è una conseguenza di Monopoli città turistica, che nei pressi di casa non si trova un buco di parcheggio perché tutti vengono a bere mangiare vedere e farsi vedere nel centro storico e i residenti rimangono al palo. Facevamo prima ad andare direttamente alla’hotel Clio, che è davvero far… Allora gli ho detto di seguirmi. Più esattamente credo di avergli detto tipo Walk with me. E poi I’m sorry but no car. Mannaggia al mio inglese perduto. L’husband ci è venuto incontro e meno male perché 1) avevo esaurito il mio prontuario di inglese per le situazioni critiche e i lor signori parlavamo benissimo il francese come l’husband 2) io all’hotel Clio non ci sarei mai arrivata da sola!
Comunque li abbiamo accompagnati, a piedi. Lei era molto stanca poverina ma non potevamo far altrimenti. Sono arrivati oggi a Roma dalla Tanzania, hanno lasciato i loro bagagli dispersi a Fiumicino (chissà se li riavranno, bella L’Italia!) e da Roma hanno preso il treno per Bari e da Bari per Monopoli. Un viaggetto da niente. Per arrivare qui e non trovare né un taxi, né un servizio di trasporto né un servizio informazioni né una indicazione per l’hotel Clio o per qualunque altro hotel. Niente di niente. Ah come vorrei già avere aperto il mio B&B…! Dulcis in fundo, arrivati in albergo scopriamo che la loro prenotazione non risulta, chiamiamo (col mio cellulare!) questo fantomatico padre Oscar che l’ha fatta a nome loro, un altro scocchiato, e alla fine, mentre già stavo organizzandomi per ospitarli a casa, la cosa si risolve. L’husband ha praticamente fatto da interprete e intermediario perché allo splendido hotel Clio della splendida Monopoli città turistica stasera non c’era nessuno che parlasse francese. Spero si trovi almeno qualcuno che parli inglese per i prossimi giorni. In ogni caso per sicurezza al distinto signore della Tanzania abbiamo lasciato il nostro numero di cellulare. Non si sa mai. Un’ora e mezzadopo aver messo piedi sul suolo monopolitano sono rientrata a casa.
Il tempo di mangiare due uova al tegamino e siamo andati al cinema a vedere L’ultimo re di scozia. Gran film, molto ben girato (però alla fine una scena mi ha fatto quasi vomitare). Comunque era ambientato in Uganda che è vicina alla Tanzania. Buffo no? Cmq il film lo consiglio.
 
P.s. forse qualcuno penserà che io non ami Monopoli. Ci ho pensato e non è vero. L’amo a mio modo, e forse più dei monopolitani stessi che ne conservano una immagine statica, antica e non si accorgono di come si sta riducendo, involgarendo, imbruttendo. E rendendosi ridicola come nel caso di stasera. Fate qualcosa!

3 responses to this post.

  1. Posted by tiziana on 7 agosto 2007 at 02:15

    e invece grazie a te quei turisti penseranno "non e\’ un posto organizzato ma la gente e\’ molto carina e ti aiutano volentieri" e torneranno con tutta la famiglia. magari anche solo perche\’ alle emergenze saranno gia\’ abituati (immagino che la tanzania non sia proprio la svizzera!)…cmq avrei tanto voluto esserci… no taxi, no bus!!! troppo bella!

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  2. Posted by cinzia on 7 agosto 2007 at 03:50

     bello questo racconto. Certo che uno della Tanzania… come gli viene in mente Monopoli?!!!
    Misteri del turismo fai da te. No alpitur… ai ai ai.
    Comunque Monopoli è strana e sono strani assai i monopolitani.
    Sapete che nei due anni che lavoro qui al servizio civile ho avuto problemi solo con ragazzi di monopoli?
    Veramente. Ciucci e presuntuosi. E poi fanno chiamare dai genitori… che poi quando parlano con me se ne vanno carichi di meraviglia. Perché sono tanto tanto ignoranti e credono dipoter fare i furbi… CON ME!
    Non credo siano peggio dei molfettesi, però lì stanno.
    Ma almeno Molfetta riesce felicemente a NON diventare meta turistica.
    Almeno.
    Oggi sto di nuovo giù. Non voglio chiarimenti con il capo, non più, voglio solo picchiarlo a sangue. E poi, se resta vivo, mi deve spiegare perché fa quello che fa.
    E il capo di cui parlo non è quello che conoscete voi, sorelle, non rompete…
    Uffa, sono fuori tema.
    La Maurogiovanni mi avrebbe messo 4.
    La MauroMariella mi cancellerà il commento?🙂

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  3. Posted by SyLv on 8 agosto 2007 at 10:00

    Che grande sorella grande che ho.

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