Voi che vivete sicuri…

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi. Mi sembra doveroso. Questa poesia è stata la mia colonna sonora in questi giorni. Mi scoprivo a ripetermela come un rosario in diversi momenti. Unico commento possibile a quel che vedevo e sentivo.
p.s. ho inserito le foto dei campi chi vuole può dare un’occhiata ma, insomma, non rendono l’idea.


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9 responses to this post.

  1. Posted by Antonio on 26 giugno 2007 at 23:33

    se vuoi ascoltare la sua voce Radio TRE sta facendo uno Speciale alle 16,00
     
    Un Saluto
    Antonio
     
    P.S. per i Blog ho deciso che saranno quelli degli altri ad esprimere le mie sensazioni e comincio da te 🙂
     
    hai abbandonato tutto per un sogno e hai trovato realtà i sogni vanno la realtà rimane

    Rispondi

  2. Posted by Unknown on 27 giugno 2007 at 01:33

    Lo cerco e me lo ascolto. Che vuoi dire con la frase su sogni e realtà? baci

    Rispondi

  3. Posted by Antonio on 28 giugno 2007 at 01:49

    qualsiasi cosa diventi obbligatoria è una deportazione anche delle volontà a visitare un campo in fiore.perciò non sono per niente d\’accordo io sono stato obbligato a leggere poesie e questo me le ha fatte odiare 🙂
     
    Un Saluto
    Antonio
     
    Blog espanso  http://antoniodetullio.spaces.live.com/
     
    P.S. uno dei due libri di poesie nella mia vita è Le ali di cera
     
     
    Sole nero.
    Un filo mi lega ai tuoi occhi
    – pietra e mare –
    e mi pesa.
    Vorrei un cielo
    chiaro
    e parole.
     
    indovinate di chi è ?

    Rispondi

  4. Posted by SyLv on 28 giugno 2007 at 06:56

    E c\’hai raggione Antone\’
    io odio il pesce perchè mi costringevano a mangiarlo
    e odiavo la scuola perchè era obbligatoria
    in generale è così
    ma visto che siamo obbligai a fare tante cose, almeno facessimo quelle giuste!

    Rispondi

  5. Posted by Antonio on 28 giugno 2007 at 07:41

    Antone\’ la prima che mi abbrevvia Antonello ma in CIMA (stenografia) sarebbe "Antonemente" perchè \’ è suffisso mente 🙂 DELIRIO IPERCALORICOLAVORATIVOjdèjjEJPJàjjiFEJKJDSIOHOHHCHBCCFLHLHFJHHUIHUIòHòU

    Rispondi

  6. Posted by Unknown on 28 giugno 2007 at 15:13

    Che bella questa poesia!  🙂 però ha ragione silvana. con tante cose obbligatorie alemno facciamone qualcuna che serve a qualcosa. forse. lavori troppo antò!

    Rispondi

  7. Posted by Antonio on 29 giugno 2007 at 00:02

    Il Mattino 28/06/2007
     
    FEDE, ATEI E INTEGRALISTI
     
    Quel dubbio che anima chi cerca Dio
     
    Erri De Luca Nelle conversazioni intorno alla fede e a chi non la possiede propongo una distinzione tra ateo e non credente. L’ateo ha risolto la faccenda una volta e poi basta. Esclude la divinità e non ha stima di chi la riconosce. Per l’ateo la persona di fede è un sano che ricorre a una protesi, uno che inganna se stesso. L’ateo non ha un sentimento di superiorità, ma attribuisce a chi ha fede una volontaria condizione di inferiorità. Il suo piano è per forza sopraelevato rispetto a quello di chi si abbassa e si umilia di fronte alla divinità. Il noncredente è uno che invece obbedisce al participio presente del verbo: tutti i giorni si misura con la domanda e si risponde no, neanche per oggi credo. Mi capita a ogni risveglio, aprendo le scritture sacre nella loro lingua madre, ebraio, antico. Il noncredente sta sullo stesso piano del credente, che a sua volta si chiede ogni giorno se credere, e si risponde rinnovando il suo atto di credito, fiducia, affidamento. Tra credente e noncredente passa lo stesso participio presente. Nei dibattiti intorno alla fede, ai quali sono invitato qualche volta, provo a suggerire un’altra distinzione. La demarcazione più netta non sta tra chi è credente e chi no, ma tra il noncredente e l’ateo. La convinzione assoluta dell’ateo lo separa profondamente dal crendente e dalla sua domanda quotidiana. Lo stesso vale per il campo della fede. Il credente è separato in casa dal talebano, tra loro spicca la crepa principale. L’ateo e il talebano sono affini, hanno escluso l’alternativa, sono in arrocco, fermi nell’angolo della scacchiera. Il credente e il ”non”, invece, battono ogni giorno la pista della domanda, frugano la scacchiera palmo a palmo insieme, senza ostilità. Il credente sfrega tutti i giorni la lampada di Aladino per farne uscire il genio, per costringerlo a essere presente nella sua vita. Il credente spicca mandato di comparizione verso la divinità, perchè si manifesti. È in continua ricerca di conferma, segno. Perseguita amorosamente la divinità. Il noncredente sa che nella lampada di Aladino ci può stare il genio, come nella scrittura sacra ci può stare la mano della divinità, ma non si permette la mossa di sfregare la lampada, di dare il tu diretto e frontale al genio racchiuso nella scrittura sacra. Il gesto gli sembra smisurato alla sua taglia, tutti i giorni si astiene. Credente e non, tutti e due impugnano il manico della lampada. In comune hanno il tempo presente, participio del verbo: partecipano cioé dello stesso presente. L’ateo e il talebano invece partecipano dello stesso passato, in cui hanno fondato la loro certezza inbalsamata. La mia impressione è che la differenza principale in materia di fede non passa tra chi la detiene e chi no, ma tra chi dubita e rinnova la sua difficile domanda e chi ha smesso di porsela. Chi ha in mano la lampada quotidiana di Aladino è opposto a chi non la impugna più. I credenti e i «non» sono contemporanei tra loro ed estemporanei all’altra coppia. Per venire ai nostri giorni e scendere nel dettaglio: far vacillare il talebano e l’ateo, questo è l’ordine del giorno.
     
     
    Blog espanso  http://antoniodetullio.spaces.live.com/
     

    Rispondi

  8. Posted by Antonio on 2 luglio 2007 at 00:34

    si Mella Lavoro troppo di mente, di lavoro e di aiuti.
     
    un Saluto
    Antonio
     
    P.S. Vorrei. se mi fai recapitare il tuo secondo libro, naturalmente non è per me ma…per una persona che ho conosciuto da poco e che ti vorrebbe leggere a distanza di anni è molto affascinata di te parlo di Adriana.
     
    Ci conto UNODUETRESEIDIECIQUATTORDICI naturalmente

    Rispondi

  9. Posted by Unknown on 2 luglio 2007 at 06:45

    Affascinata da me? ma la conosco? Comuqnue ti porto volentieri un paio di copie, recentemente l\’editore me ne ha date un po\’ perché non ne avevo più. Hai avuto gli scontrini? solo tre… proprio non ho fatto acquisti in polonia.

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