Oswiecim

Scrivo da Oswiecim, la citta che suo malgrado ha ospitato il campo di concentramento e il cui nome fu trasformato in Auschwitz. Oggi il nome Auschwitz est rimasto a indicare il campo di concentramento, ma la citta, dopo la liberazione si e riappriopriata del suo nome. (chiedo scusa per gli accenti mancanti ma la tastiera polacca non li prevede).
Stamattina siamo stati a visitare Auschwitz 2, piu noto come Birkenau. Ieri la visita ad Auschwitz mi aveva profondamente turbato ma mai quanto qui. L`orrore, il dolore, la storia ti vengono incontro e ti chiamano, ti  rimproverano. Ho letto tanti libri sull`argomento, fino ad averne nausea, ho visto film e documentari, ascoltato toccanti testimonianze di deportati e pensavo di essere preparata, che questo posto non mi avrebbe sconvolto piu di tanto. E invece toccare con mano, vedere con i propri occhi est tutta un`altra cosa. Davvero si sente sulla pelle e nell`anima. Dovrebbe essere obbligatorio per tutti venirci.
Quando torno cerchero di raccontare ma posso dire fin da ora che non ci sono parole per descrivere la folle precisione nazista e io non saprei cosa dire.
un saluto a  tutti

9 responses to this post.

  1. Posted by Antonio on 25 giugno 2007 at 00:14

    si viene profondamente cambiati da quel luogo

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  2. Posted by tiziana on 25 giugno 2007 at 15:30

    la cosa che mi ha più sconvolta in tutta questa folle storia è, proprio come dici, la lucidità con cui è stato programmato tutto e la conseguente precisione con cui è stato eseguito. come se si trattasse di mattoni, non di persone…
    il potere di un\’idea del genere ha coinvolto e convinto tutta quelle gente, com\’è possibile che idee di altro tipo non abbiano solo la metà dello stesso impatto?
    è più facile "depersonalizzare", questo è evidente. ma è assurdo che dopo aver studiato, letto, sentito testimonianze, ancora oggi c\’è chi ripropone la stessa follia. le vittime cambiano di volta in volta ma la tecnica che permette la formulazione di pensieri del genere è sempre la stessa: non considerare l\’altro un essere umano. va oltre il fatto di non aver rispetto, manca proprio il fondamento, il riconoscimento dell\’essere umano e della comune appartenenza allo stesso genere.
    mi domando da dove cominciare a cercare la causa. si, va bene, la sostituzione dell\’oggetto al soggetto che però sembrerebbe una "conquista" della società dei consumi, recente insomma…  ma prima? la pazzia di un uomo è diventata un partito, un\’ideologia e un genocidio.  gli ebrei avevano costituito un\’elite economica… la causa di ogni guerra è l\’accaparramento di ricchezza… è un\’unica molla che muove il mondo? è l\’avidità il sentimento principale che accomuna tutti?
    stasera potrei continuare con altre 1000 domande. magari mi darete qualche risposta al vostro ritorno…
    bacio.

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  3. Posted by cinzia on 26 giugno 2007 at 02:21

    "folle precisione"
    Questo è.
    Qui in ufficio mi chiedono di raccontare.
    Una collega mi ha chiesto "Sei stata bene?". E che le devo rispondere?
    NO. Non sono stata bene. Come avrei potuto? Le sapevo quelle cose. Tutti le sappiamo. Però, quando sei lì e ti raccontano di quello che dovevano bere e "mangiare", della dissenteria di chi stava nel letto di sopra, e di ciò che arrivava addosso a chi stava nel letto di sotto. Dell\’impossibilità di andare in bagno quando se ne aveva bisogno ("bagno?"). Del tentativo di non spaventare i bambini che comunque sarebbero morti nelle camere a gas.
    Vedere la guida che si è messa a piangere quando ci ha portati nell\’"ospedale" (anti camera a gas) dove tenevano i bimbi e le donne.
    Sapere che si entrava, ma non si usciva.
    Sapere che non potevi neanche suicidarti perché avrebbero pagato tanti altri per il tuo suicidio.
    Blocchi
    Numeri
    Capelli. C\’era una stanza nel museo piena di capelli.
    Questo è auschwitz.
    Peggio è stato Birkenau.
    E peggio ancora doveva diventare quando sono arrivati i russi.
    Non invidio chi è riuscito ad incontrare un ex detenuto di Auschwitz.
    Non avrei voluto incontrarlo, io. Sono contenta di non aver visto in faccia un ebreo che è sopravvissuto al campo di sterminio perché si è messo a tagliare i capelli alle donne che dovevano essere gassate.
    Potevi soèpravvivere se qualcun altro moriva… questo è l\’annullamento della persona. La morte dell\’essere umano quando è ancora vivo.
    Un cimitero a cielo aperto.
    Questo è.
    Ho calpestato le ceneri di chissà quante persone.
    Numeri
    Blocchi
    Capelli
     

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  4. Posted by oswaldc on 26 giugno 2007 at 03:55

    Scarpe. Spazzole. Pettini. Solo questo rimane.
    Abiti per bambini cuciti a mano.
    Vasi da notte. Forchette. Cucchiai. Casacche luride a strisce verticali.
    Baracche bruciate. Baracche di legno. Macerie di camere a gas fatte saltare in aria.
    Latrine. Fango dove Mariella ha imbrattato le sue scarpe. L\’unica ad averci infilato i piedi dentro, ovviamente. Quel fango nel quale sotto la pioggia affogava l\’intero campo di Birkenau.
    E alberi, anzi boschi, quanti alberi tutt\’intorno. 
    E silenzio. Tanto silenzio.
    La natura che si riprende i suoi diritti. Che, violentata, si lecca le ferite che continuano a bruciare. Che nessuno potrà mai rimarginare. Che nessuno può raccontare.
    Silenzio.

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  5. Posted by luigi vittorio on 26 giugno 2007 at 11:00

    E così siamo giunti a quest\’assurdo che l\’uomo delle caverne se dava una randellata sapeva di far male e si pentiva. L\’aviere dell\’era atomica riempie il serbatoio dell\’apparecchio che poco dopo disintegrerà 200.000 giapponesi e non si pente.
    A dar retta ai teorici dell\’obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell\’assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore.
    C\’è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole.
    Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l\’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l\’unico responsabile di tutto.

    Rispondi

  6. Posted by luigi vittorio on 26 giugno 2007 at 12:10

    Perdonami se mi sono permesso di firmare il post "don milani" pero\’ ho preso proprio le sue parole, nella lettera ai giudici, 42 anni fa!
    ricrdo di Birkenau una distesa smisurata di terra. ricordo le parole dei sopravissuti. ricordo i volti di trecento ragazzi delle scuole di tutta roma, in silenzio, assorti, attenti, increduli. rocrdo lo sguardo di Veltroni, gli occhi di rabbia. ricordi il rabbino che ci accompagnava, e le parole di sami modiani, che per la prima volta dopo 60 anni tornava. gli chiesi: "perchè lo fa?" e lui "per voi."
    ricordo racconti raccrapiccianti, di manganellate se non si era veloci ai forni a far scivolare i cadaveri dalle barelle di metallo (che se no si sarebbe attaccata la pelle del cadavere sulla barella in metallo, bollente), ricordo il racconto dell\’SS che girava con una mitragletta montata sulla bici e si divertiva a sparare. ricordo i bambini, il racconto di due gemelle sopravvissute, dell\’addio alla loro mamma, ricrdo il racconto del kapò che sfonda il cranio ad un nenato sopravvissuto alla camera a gas.
    ricordo le preghiere degli ebrei. il silenzio. il silenzio di Dio.
     
    da bravo bambino mi è affiorato un pensiero "ma il perdono?" non ha avuto il coraggio di uscire dalle labbra. impossibile. troppo ipocrita.
    ricordo il museo, i capelli, i barattoli di Gas, e infine, ricordo una stanza piena di protesi. davanti alle lunghge gambe in metallo, identiche a quelle di mio figlio, sono crollato. ho pianto e mi hanno portato via.
     
    e mi chiedo: quanti altri genocidi nel mondo oggi?
    e noi in silenzio. colpevoli come lo era chi allora rimase in silenzio.
     
    luigi vittorio

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  7. Posted by Unknown on 27 giugno 2007 at 01:46

    In effetti è difficile parlare di perdono. E poi perdonare chi? Hitler, le SS, i tedeschi, la Germania, l\’Europa, la Chiesa…?Di ciò che ho visto mi hanno fatto stare male soprattutto i capelli. Sono entrata in quella stanza e mi sono mancate le forze. Poi la stanza delle protesi che a me ha ricordato la grotta di Lourdes, ho guardato i due uomini in carrozzina che facevano parte del nostro gruppo, visibilmente scossi. Loro sarebbero stati scelti subito per fare la "doccia". Poi le foto… quelle scattate prima, quelle che ciascuna famiglia ha portato con sé al campo, tra le cose più care, e che hanno dovuto lasciare lì, sui binari dello scalo ferroviario appositamente costruito, insieme a tutto il resto, insieme alla loro e alla nostra umanità. Questa era Auschwitz. Poi abbiamo visto Birkenau. E lì ogni blocco era un dolore. E i raccconti della nostra guida, bravissima, erano come pugni. Non so se ci tornerei ma sono contenta di esserci stata. Dovremmo andarci tutti, dovrebbe essere reso obbligatorio.

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  8. Posted by SyLv on 27 giugno 2007 at 12:08

    Già dovrebbero rendere obbligatorio un giro da quelle parti piuttosto che il servizio di leva!!! Che poi si vedono i risultati.
    5 anni di questo?? Ma come è possibile?
    Mi ha sconvonto il vostro racconto, e mi sconvolge pansare piuttosto che passi avanti, da allora, non è che ce ne siano stati parecchi.
    I genocidi sono storia di oggi. Ammazzare è la quotidianità.
     

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  9. Posted by Fiore del Deserto on 2 luglio 2007 at 10:27

    …io sono stata terezìn anni fa.un campo di concentramento….passaggio per quello di sterminio di auschiwtz ed altri.
    ricordo che varcata la soglia dell\’ arbeit mach frei sentii.
    sentii passi.
    passi trascinati ma quasi all\’unisono. sentii la disperazione.
    ricordo una lettera che tutti quelli che la leggevano piangevano…avrei tanto voluto saperla leggere anche io e capire cosa aveva scritto quella bambina.
    ricordo le mie insegnanti che parlavano tra loro e ridevano…e mi saliva la rabbia. così poco rispetto nel loro atteggiamento.
    ricordo….memoriale….
    si, ci si ritrova cambiati dopo aver visto tanto abominio. forse, purtroppo, mai abbastanza.

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