porte e portoni

Stamattina risveglio energico. Il resto della troupe ancora dormiva e io già facevo i miei bravi esercizi di chi kung. La quiete è durata poco perché i gattacci, come al solito, appena hanno visto che facevo gli esercizi hanno cominciato a girarmi intorno e a strusciarsi senza pudore. Poi mi sono messa il costume e ho inforcato la bicicletta. Erano le otto e mezza. Il lungomare a quell’ora è bellisimo. Stormi di rondini. E le barchette a remi. L’acqua era calmissima, il cielo limpido e promettente. Ho fatto il bagno. Il primo della stagione. Un po’ tardi quest’anno… L’acqua era bellissima e fredda. Sono tornata a casa pedalando pedalando, col costume salato e bagnato, e sono arrivata in tempo per fare colazione con mio marito (che, bontà sua, mi ha aspettato un po’). Mi sentivo meglio. Non benissimo ma, insomma, pronta ad affrontare lo stress della giornata e i problemi lasciati aperti ieri. Le risposte faticose da dare per email. Sono così amareggiata e addolorata per alcune situazioni che si sono venute a creare mio malgrado (o forse c’entra il mio masochismo sonnecchiante ma sempre vivo) che non mi vivo appieno l’emozione di avere preso finalmente una decisione, almeno riguardo alla casa. Anche se è una decisione che ne porta inevitabilmente altre con sé. Forse per questo ho/abbiamo stentato tanto a prenderla. E non ce lo siamo mai detti. Ma ieri sera c’è stato un momento in cui ci siamo guardati e abbiamo capito che era la decisione giusta. Questo mi basta come punto di partenza. C’è tempo per elaborare e fare quello che c’è da fare.
Per resto, a parte l’amarezza per la fine di un’esperienza importantissima e per come si stanno evolvendo le situazioni e i rapporti negli ultimi giorni, mi sento tirata da tutte le parti. Tutti mi propongono tutto. E io avrei solo voglia di riposarmi un po’. Di starmene raggomitolata come un gatto, a pulirmi il pelo in attesa di una nuova stagione.
Ieri mi ha telefonato la mia amica Paola. Sono tante le persone che non sto sentendo più e tanti i sensi di colpa. Ma il vento fa il suo giro (titolo di un bel film) e alcune foglie si disperdono, altre se ne aggiungono. E diventa difficile parlare perchè mi sembra sempre che agli altri manchi un tassello di me. Così come mi scoccia dare l’impressione di essere una che si lamenta sempre perché non è così. Vivo tutto intensamente questo sì, ma so apprezzare le piccole cose. Cosa c’entra questo col discorso precdeente?  C’entra e c’entra anche con il titolo del post perchè Paola è quella che da sempre mi dice, col suo fare spiccio e romanesco: "Si chiude una porta e si apre un portone". Dicevo che mi sento tirare da tutte le parti. E se dovessi parafrasare paola direi che in questo momento si chiude una porticina e si aprono 3 o 4 finestre ma non sono molto grandi, alcune sono false finestre, altre hanno i vetri appannati e non si vede niente, altre hanno i vetri taglienti.
Che devo fare? la risposta è dentro di te… – diceva QUELO – e però… è sbaiata.

One response to this post.

  1. Posted by SyLv on 13 giugno 2007 at 23:12

    ALMENO SAI CHE è SBAGLIATA
     

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