è finita

Oggi è proprio l’ultimo giorno di scuola. Certo ci sono ancora gli scrutini, ma dopo aver compilato e consegnato la relazione finale, recuperato, trascritto e consegnato gli statini, compilato il tabellone mi sembra di aver chiuso questo capitolo. I capitoli sono due in realtà perché le due esperienze di Trani e Monopoli non hanno alcun punto in comune. E se lasciare i miei alunni "normali" quelli che frequentano la scuola regolarmente (più o meno) e di giorno non mi lascia particolari strascichi emotivi, il discorso per le mie "ragazze" del serale a Trani si fa diverso. Cioè non voglio dire che degli alunni di Monopoli non me ne frega niente. Tuttaltro. Provo per loro (presi singolarmente però) una qualche tenerezza, li vedo così, ipercoccolati e iperfragili. Piccole anime che cercano il loro modo di stare al mondo. Deve essere bello vederli crescere, ritrovarmeli l’anno prossimo in classe cresciuti di mezzo metro, con la voce nuova. Però il fatto è che con loro non ho instaurato un rapporto personale, troppo piccoli, troppo scapocchioni, io troppo spaventata magari. E poi c’è anche che loro ho la possibilità di incontrarli e di vederli crescere comunque. Stamattina, per esempio, proprio mentre tornavo da scuola mi ha chiamato Lentini: professoressa, professoressa… Mi fermo, si avvicina si mette come sull’attenti e non parla. Gli chiedo se è tutto a posto, annuisce. Io non so che dire, cioè mi sembra che lui voglia chiedermi qualcosa ma non so cosa e non posso aiutarlo. Vorrei dirgli qualcosa anch’io. Ma ci salutiamo. Così. Timido lui, timida io.
Per il serale è diverso. Intanto con molte di loro ho instaurato un rapporto personale molto bello, conosco le loro storie, i loro problemi anche se io mi sono aperta poco (ma è giusto che sia così). Ieri sera abbiamo festeggiato insieme la fine della scuola, c’erano quasi tutte, più le colleghe e l’unico collega. E’ un bel gruppo docenti. Ci siamo divertite. Mamma quanto abbiamo mangiato. E poi alla fine i saluti. Gli abbracci. Un magone. Tutte che sperano di rivedermi a Settembre. Io so che sarà molto difficile. E quella sensazione di persone che sono state importanti per un pezzo della tua vita e non vedrai più. L’ho provato altre volte questo dolore quasi fisico. Quante persone non ho più rivisto. E ricordo il momento in cui ho saputo che non le avrei più riviste. Lo struggimento inevitabile che ho provato. Associo questa sensazione a diverse persone. Mi viene in mente una in particolare. Poi passa comunque. Si dimentica quel volto, quel gesto, quel posto. Ma comunque si  è sempre trattato di solito di persone singole. O di luoghi. Sì, anche il sapere che non sarei più tornata in un posto mi ha lasciato spesso una sensazione quasi fisica di sofferenza. Come anche ripercorrere lo stesso luogo con emozioni diverse e la paura che le nuove sensazioni cancellassero le prime… Come quando un odore copre un altro e non sai più quale respiri e ti porti addosso. Come quando un’abitudine cancella un’altra.
Dicevo che qui si tratta di un gruppo di persone che non rivedrò più. Che dimenticherò e che mi dimenticheranno (nonostante le reciproche affermazioni contrarie). Questo è triste. Questo è (anche) vivere.
Poi c’è il fatto che finita la scuola – che, nel bene e nel male, ha occupato una buona parte delle mie energie e del mio tempo – mi sembra che finisca un periodo della mia vita che non tornerà. Ci sono delle cose adesso, dei pensieri, dei nodi che devo affrontare. Ci sono esperienze e persone e sogni in cui ho riversato tutto e che pure finiscono. Come occhi che improvvisamente si chiudono. E mi si apre un vuoto davanti…
to be continued

3 responses to this post.

  1. Posted by tiziana on 9 giugno 2007 at 05:57

    è vero, è il momento in cui hai la consapevolezza che non li vedrai più il vero momento dell\’abbandono. Ho capito che ogni abbbandono è l\’inizio di un lutto, piccolo o grande (partire è un pò morire!!)… e di un cambiamento. e questo dà un vero dolore fisico. pensa che quando ero a modena ogni volta che prendevo un treno per una qualsiasi destinazione (anche vacanze, anche posti belli) nessuno poteva accompagnarmi in stazione e parlarmi per la mezza giornata che precedeva la partenza. i distacchi sono lutti. nel tempo non ci si anestetizza ma si sa che sarà sempre così e si eviterà qualunque distacco e qualunque avvicinamento nella fase patologica della propria esistenza . successivamente si acquisirà la consapevolezza  che quel momento arriverà per ogni relazione che si instaura e si accetterà la sofferenza (un pò come la consapevolezza dei dolori mensili delle donne…). la sofferenza resta ma la sua accettazione diventa segno di crescita, credo. almeno spero, perchè questa è la spiegazione che mi sono data per questo meccanismo perverso e inspiegabile. voglio dire che se la vita è fatta di incontri e relazioni (ed è questo il fine probabilmente, o almeno il mezzo) fa parte di un quadro perverso che la fine di quell\’incontro/relazione faccia parte del corso naturale.
    io li vorrei mettere davanti a tutti i dubbi inspiegabili gli atei, agnostici, a-qualcos\’altro. certe cose non le spieghi con la razionalità.
    credo.
    bacino.

    Rispondi

  2. Posted by SyLv on 10 giugno 2007 at 05:09

    Un beso

    Rispondi

  3. Posted by Antonio on 11 giugno 2007 at 00:03

    solo una cosa non ci sono abbandoni o lutti ma trasformazione di cose come il rimanere in un alunno (inconsapevolmente) anche se si è dimenticati tutto cambia tutto si trasforma questo è il bello della vita altrimenti sai che palle per 70 anni senpre la stessa solfa🙂
     
    un Abbraccio forte

    Rispondi

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