precarietà

Che dire che non sia stato detto e ridetto. Raccolgo gli umori intorno a me. Io non mi sento precaria in senso assoluto, ho i miei punti di riferimento. Certo ci sono momenti di sconfido ma tutto sommato reagisco bene. Magari ho bisogno di allontanarmi un po’ ogni tanto…
Non è la precarietà in sé negativa. Magari avessimo la consapevolezza consapevole (raddoppiamento rafforzativo) della nostra assoluta precarietà. (Invece ci crediamo immortali e ci accappigliamo per sciocchezze e sprechiamo attimi, giorni, anni preziosi a crogiolarci nell’infelicità, nella rabbia , nell’invidia…) Quello che credo negativo è la precarietà dei sogni, dei progetti, dei valori. Mi rendo conto, in generale, che non si fanno più progetti, che la sopravvivenza è più importante dei sogni… Questa è una sconfitta. Per me almeno. Forse ho sempre riposto troppe aspettative nel lavoro. (Un amico mi diceva la settimana scorsa: il lavoro serve solo per lavorare.) Ma si può cambiare e andare avanti. Ecco questo mi sembra importante: se aspettiamo che siano gli altri (la società, la famiglia ecc.) a darci le nostre certezze stiamo freschi. Dovremmo cercare di prenderci quello che siamo convinti ci spetti, non aspettare che le cose cambino intorno a noi. Provare a fare prendere agli eventi la direzione che vogliamo noi. Per poterci dire alla fine della strada: ci ho provato, e nel frattempo ho vissuto.
Sono troppo sconclusionata? Vero, ma ho un forte mal di testa e un affastellamento di pensieri. E sto per entrare in classe.

4 responses to this post.

  1. Posted by Antonio on 17 maggio 2007 at 23:39

    Sari Maria,
    con gli anni forse unO capisce che ci sono molte persone "piccole" e comprende di cose che non vale la pena di prendersi troppe agitazioni e noi nonostante tutto si è fatti così non ci si può fare niente. Penso che con l\’età e l\’esperienza si apprezzi altro come  le cose più semplici e poi tutto scorre e va. Il nostro "dovere" è solo viverci la vita questo è il mio consiglio con leggerezza e allegria.
     
    Un Saluto
     
    P.S. sai il post sembra essere scritto da me nei miei periodi migliori ma che ti sta contagiando la Toninonite🙂 un ABBRACCIO FORTE

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  2. Posted by Antonio on 17 maggio 2007 at 23:56

    dimenticavo ti ho preso i Biglietti il 31 siete ospiti miei li lascio al negozio dei tuoi naturalmente sarei onoratissimo se ci fosse il "vate" (non me la prendo se non può comprendo) per una critica di come abbiamo sceneggiato il romanzo da uno del "mestiere" e pretendo la massima severità🙂
     
    a riguardo della precarietà ieri sera parlovo con una nostra vecchia conoscenza mi diceva che non si voleva ritirare perchè trovava il suo compagno a casa e i Week End gli si erano trasformati in giornase pallose da eliminare perchè gli deve passare con lui e questo non è precarietà che ci creamo noi ? abbiamo e abbiamo voluto e non ci basta o ci sbagliamo o non pensavamo che fosse la prima precarietà è in noi e penso che questo sia bene e giusto anche se ci porta a uno stato di continua "sofferena" e poi l\’uomo è nato per soffrire (e voi donne lo sapete) per colpa di una mela (la conoscenza) altrimenti non soffrire significa non conoscere BAH!! non so se sono stato chiaro :* 

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  3. Posted by Unknown on 19 maggio 2007 at 05:36

    I biglietti me li hai dati… grazie. Sono curiosissima di vedere lo spettacolo. Se non sorgono intoppi ci sarà anche osv ma mi ha detto di dirti che il vate è  troppo vivino al cesso (basta aggiungere un R).E sono anche curiosa di sapere CHI è questa vecchia conoscenza di cui parli. Certo mi sembra una tristezza… non so se ha che fare con la precarietà. Forse più con la pigrizia. Boh. Il nostro dovere è vivere, giusto ma aggiungerei "vivere bene", non siamo nati per soffrire…

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  4. Posted by tiziana on 21 maggio 2007 at 14:33

    mamma che punto dolente avete toccato… siamo forse l\’ultima generazione a "subire" la precarietà. mi sembra che da noi in avanti si conviva con la precarietà, anzi non se ne ha una forte consapevolezza, come se fosse sempre stato così. mi sembra anche comprensibile, è sempre tutto in evoluzione, appena qualcosa nasce è già finita, il progresso, i modelli e stili di vita, i lavori che si cambiano, gli appartamenti, è un continuo adattarsi.
    io mi reputo fortunata: sono nata nella precarietà, nel senso più negativo del termine probabilmente, e mi sono abituata così. tanto che non riesco a dare una stabilità a niente… non la conosco!! non sono capace di stabilizzare, di definire, di concludere. sono proprio fortunata :-)!!
    devo dire che la stabilità è una necessità primaria, probabilmente ha a che fare con la continuazione della specie. forse crea le certezze del diritto su cui si fonda una società organizzata, protegge dalla minacciata di estinzione.
    dopo i trent\’anni ti senti un\’aliena se non la insegui. anzi, se non cominci a raccogliere i frutti dei semini stabili seminati…
    il mio problema è questo. mi sento diversa perchè non anelo alla stabilità, e penso che non sono sintonizzata su questa terra e che all\’improvviso un giorno mi sveglierò e sarà troppo tardi per stabilizzare. non mi fido del fatto che non la cerchi. forse non sto accorgendo di cercarla.
    boh…
    forse come dice anto, si deve solo vivere.
    aiuto!
     

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