Non volta le spalle a «Gomorra» il coraggio civile

di  OSVALDO CAPRARO
«Professore, ha visto Roberto Saviano al telegiornale?».
«Sì, l’ho visto».
«Professo’, quello è malato».
«E perché?».
«Come, professo’, racconta le cose della Camorra, ha fatto nomi. È normale che poi ti metti nei guai, no?».
Anni di educazione alla legalità distrutti con un dialogo di dieci secondi. Dibattiti, cineforum, don Pino Puglisi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, don Peppino Diana, Peppino Impastato… Da far cadere le braccia al più incallito dei don Chisciotte. Sulla cattedra, il libro che dall’inizio dell’anno i miei alunni hanno imparato a conoscere, Gomorra. Qualcuno l’ha comprato per conto suo e, orgoglioso, lo ha esibito in classe come una specie di trofeo. È la prima volta che comprano un libro con i propri soldi e con tutta l’intenzione di leggerlo per davvero. Non fosse che per questo, a Saviano andrebbe fatto un monumento. Non avevo parole per rispondergli. Ho aperto invece il libro sulla pagina di un agguato di camorra, uno dei tanti della faida di Scampia. Il killer arriva in moto, punta la pistola, spara. Decine i testimoni per strada, una di quelle situazioni in cui è spacciata la vittima, ma davanti a un giudice dovrebbe esserlo anche il killer. E invece tutti giù per terra, mano davanti agli occhi per non vedere niente. Una sola persona non abbassa lo sguardo: una maestra trentacinquenne di Mondragone che denuncia l’assassino senza pretendere stipendi, protezione o altro. Unica motivazione, la verità.
«Secondo te» ho detto chiudendo il libro, «chi è più malato? Saviano che a testa alta dice una verità che è lì e che tutti vediamo o noi che lo prendiamo per malato?». Il ragazzo ha annuito in silenzio, il volto compunto. Forse ha capito. Forse. Quel mio alunno è uno dei tanti che non leggono manco a pagarli.
L’unico quotidiano che gli ho visto tra le mani in questi cinque anni è stata la «Gazzetta dello sport», aperta sulla pagina del fantacalcio. Speriamo che non abbia cominciato a leggere proprio adesso. Magari non sa ancora niente del Saviano che il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, ha definito «fissato strabico» nello stesso momento in cui gli consegnava il premio Siani (un giornalista che la camorra ha ucciso a soli 26 anni…); né che, secondo Antonio Bassolino, Saviano ha del talento ma «a volte scantona».
Chi legge quotidiani e riviste, invece, sa che questo giovane scrittore e giornalista, a Casal di Principe, a casa sua cioè, viene invitato dai camerieri ad andarsene dal ristorante come persona non gradita. Sa che quella zona del Casertano è un feudo dominato dagli sgherri di Francesco Schiavone, detto Sandokan (bello il libro di Nanni Balestrini, Sandokan, Einaudi), di Michele Zagari e di Antonio Iovine. Sa che al termine di una quattro giorni anticamorra, Saviano ha gridato dalla piazza principale del paese: «Iovine, Schiavone, Zagari, voi non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra». E sa anche che per adesso l’unico ad allontanarsi è stato lui. E questo all’indomani dell’omicidio della Politkovskaja. Stranezze e crudeltà della storia. I ragazzi, si sa, spesso sono imprevedibili. Ammettiamo che proprio in questi giorni il mio alunno si sia messo a leggere. Se non lui, qualcuno in classe può averlo fatto. E gli avrà senz’altro riferito. So già che avrà la delicatezza di non prendermi in giro davanti a tutti. Ma quegli occhi, incerti fino all’altro giorno, mi guarderanno con una sicurezza diversa, la sicurezza di chi ormai ha capito come vanno le cose nel mondo e in Italia soprattutto. E mi porranno in silenzio la domanda che chiunque al posto suo mi farebbe: ma perché Saviano non si fa i fatti suoi, se nemmeno i politici lo difendono?
Potrò fargli leggere mille Orwell, Sciascia, Pasolini, e tutti i libri della Bibbia. Andremo insieme a vedere film su Falcone, Borsellino, Placido Rizzotto e Impastato. Chi lo convincerà più che la Jervolino ha torto marcio e che se c’è qualcuno che «scantona», quello non è Saviano? E chi chiederà conto alla Jervolino e a Bassolino di questa sconfitta educativa, di un lavoro di anni andato a male? E della gravità dell’impatto simbolico del loro intervento? Uno scrittore che grida ai clan che se ne devono andare, si sa, rischia la pelle. Non bisogna essere esperti di sociologia criminale per intuire che gliel’hanno giurata. Mi costringo a pensare che non ci sia dolo, ma una delegittimazione così smaccata da parte delle più importanti autorità politiche ha il valore di un’autentica autorizzazione a procedere offerta al camorrista. Non è la prima volta che ciò accade e sappiamo com’è andata a finire in passato.
In quel capolavoro di riflessione sulle leggi della storia che è Resistenza e resa, Bonhoffoer rileva come il vero problema della storia sia la stupidità: «qualsiasi ostentazione di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di gran parte degli uomini […]. La potenza dell’uno richiede la stupidità degli altri». Saviano sta pagando per aver combattuto l’istupidimento della gente davanti a un potere ingordo, rabbioso e cieco. Gli amministratori che si impegnano a ricacciare la gente nella stupidità, loro, pagheranno qualcosa?
articolo apparso sulla “gazzetta del mezzogiorno” di oggi, 17 ottobre 2006
 
 
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2 responses to this post.

  1. Posted by L'Italia on 28 ottobre 2006 at 12:37

    Ciao,siamo 2 regazzi che abbiamo creato un blog dv trattiamo argomenti di questo genere.Il blog è nato proprio leggendo i giornali e scoprendo la realtà, vogliamo dare un nostro piccolo contributo a migliorare le cose ma sappiamo che sarà difficile ma nn impossibile L\’UNIONE FA LA FORZA. Io sono uno dei due ragazzi che ti scrivo e ti confesso che leggendo l\’articolo ho pianto sapendo di nn poter fare nulla finchè siamo soli, tt i giorni mi chiedo cosa posso fare e nn trovo mai una risposta.

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  2. Posted by angela on 12 settembre 2007 at 12:29

    è vero……..siamo stupidi……..io stavo lì quando Saviano ha fatto quei nomi……la prima cosa che ho fatto mi sono guardata intorno…….la paura t frega…….l\’unione fa la forza…ma quando questa unione nn c\’è perchè mettere a repentaglio la vita dei tuoi familiari??????i politici devono scendere in piazza nn solo la gente comune……

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