MOBY PRINCE

Quando ho iniziato a scrivere sul mio blog mi immaginavo di scrivere di me, della quotidianità, magari di scrivere qualche poesia. Di raccontarmi, insomma. Prima di tutto a me stessa. Di tenere traccia dei pensieri che affollano la mente, dei film che vedo, dei libri che leggo. tenerne traccia per me  ma anche condividerli con i tanti amici che riesco a vedere sempre meno e con cui mi confronto poco, presi come siamo tutti dalla nostre piccole beghe quotidiane.
Ma questo mondo fa così schifo che ogni giorno mi sveglio con la nausea. E parlare delle mie piccole cose mi sembra stupido e inutile.
Non che parlare di quel che accade nel mondo in un blog sia utile. Anzi molto spesso i blog sono un ricettacolo di persone frustrate che cercano un minimo di visibilità e di sfogo ai proprio pensieri più beceri.
 
Oggi ho letto finalmente (bella la domenica!) un articolo su "il manifesto" che  spiega perché è stato riaperto il caso della moby prince.
Una vicenda che mi ha toccato da vicino all’epoca perché su quella nave sono morti alcuni miei concittadini e ho davanti a me le loro lapidi nel cimitero di Molfetta. Ma non solo per quello.  Allora si parlò di "tragica fatalità", sottintendendo anche un po’ di stupidità umana. Ma qualcosa non quadrava. Nel 1991 io avevo 22 anni. Giovanissima e fiduciosa. Mi ricordo che fu un anno terribile, la guerra del Golfo mi faceva stare male, era la mia prima guerra… e avevo partecipato a tante manifestazioni nella convinzione che saremmo riusciti a impedirla.
Che il buon senso avrebbe prevalso. La PACE sulla guerra. Forse è stata la prima volta in cui mi sono resa conto che il mondo non si può cambiare. La mia prima crisi.
C’entra tutto questo con la moby prince? Purtroppo sì. perchè quel giorno in quel porto c’erano le navi americane con il loro carico di morte e qualcosa di strano, di oscuro è successo. Qualcosa che ha coinvolto gli ignari passeggeri e l’equipaggio di un traghetto civile, il moby prince appunto. Qualcosa più grande di loro. Si saprà mai la verità? o abbiamo di fronte un’altra Ustica?
Veramente questo mondo è inabitabile e davvero questa Italia dà la nausea.
 

2 responses to this post.

  1. Posted by F on 15 ottobre 2006 at 12:02

    Io non ho mai tenuto un blog…credo che non saprei molto come si fa..
    Ora mi accingo a scrivere qualcosa sul tuo… spero di farlo nel modo giusto: è solo che leggendo qui ho avuto voglia di dirti qualcosa.
    Ho pensato se era meglio scriverti personalmente…però mi sono detto: "In questo modo non si perde il senso del "blog"?"
    Innanzitutto ancora una volta grazie per il tuo voler condividere questo spazio, i tuoi pensieri, per l\’attualità che ci ricordi e perchè ci aiuti a far uscire dal torpore il nostro cervello..almeno per me è così :-)
    Dalla mia "più giovane" e, forse per questo, ancora fiduciosa età, ti vorrei dire con amicizia di provare a credere, di non smettere di credere, che questo mondo può ancora cambiare: perchè se tutti noi smettiamo di crederci allora l\’hanno vinta loro…allora davvero le cose non cambiano e tutti noi siamo veramente morti.
    Per me è dura… però è l\’unico modo che ho trovato per vincere la nausea e lo schifo!
    Sai che c\’è? Secondo me questa gente non si merita nulla da me..neppure la mia nausea o il mio schifo per quello che combinano! Quindi non mi resta che credere che le cose cambieranno e fare del mio meglio per farle cambiare combattendo l\’egoismo mio e del mio quotidiano: perchè per come la vedo io…tutto deriva da lì.
     
    "Impegnatevi a fare del vostro meglio per lasciare il modo un po\’ migliore di come lo avete trovato" B.P.
     
    …basterebbe questo
     
     
    Un abbraccio, Fra (GE)
     

    Rispondi

  2. Posted by Unknown on 16 ottobre 2006 at 00:30

    VERO. Bisogna partire da se stessi. Tentare sempre di migliorarsi  e migliorare quello che ci sta intorno.
    Non demordo, resisto ma ho poche speranze per questo mondo. Se ce le hai tu e tanti come te è un buon segno.
    E hai fatto benissimo a scrivere sul blog.
    Un abbraccio a te
    m.

    Rispondi

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