Chi ci dà il diritto?

Ieri sera ho letto l’articolo di Fabrizio Gatti su "L’espresso". Il titolo è un po’ forte ma si sa che i titoli… IO SCHIAVO IN PUGLIA.
Gatti ha già fatto una cosa simile l’anno scorso quando si è finto profugo a lampedusa e ci ha raccontato come vengono trattati gli immigrati che sbarcano nell’isola  e poi vengono "accolti" nel centri di permanenza temporanea (CPT).
Ma questo articolo, la situazione vissuta e narrata dal giornalista mi ha colpito particolarmente. Colpito, come un pugno allo stomaco. Mi è presa una tristezza e un senso di impotenza e di colpa. Sì perché non ci si può non sentire responsabili di quello che avviene a due passi da qua, nella mia bella Puglia. Per quanto il foggiano l’ho sempre considerato un "a parte" rispetto al resto della regione. Nel mio immaginario è una specie di "selvaggio west", un territorio senza regole e senza remore. In quella zona, proprio a stornarella ci sono stata qualche anno fa per una supplenza durata qualche mese. Ne ho riportato una sensazione di desolazione e di occasioni mancate, di ricchezza e di pochezza.
Ma non è solo questo, non mi posso nascondere dietro questa scusa. E mi consola poco pensare che io la salsa non la compro perché mangio solo quella che fa la mia mamma. Perchè dovrei anche chiedermi da dove vengono quei pomodori…
Ho un senso di disgusto. Di schifo. Per l’indifferenza in cui avviene tutto questo.
Ma che gusto c’è a trattare gli altri esseri umani come schiavi? Chi ci da il diritto di sentirci superiori?
I "caporali" di cui ho letto nell’articolo li paragono ai "kapò" dei campi di concentramento. Stessa miseria umana, stessa pochezza, stessa lotta per la sopravvivenza, stessa guerra fra poveri. Stessa pena. Stesso schifo.
Fanno schifo. Ma più schifo di loro fanno i "padroni", ma anche quelli che accettano queste situazioni, le ritengono tollerabili in nome del mercato, del profitto, dell’economia. Io dico che fanno e facciamo SCHIFO.
Proprio ieri sera (non avevo ancora letto l’articolo) ascoltavo i miei suoceri raccontare i loro patimenti di immigrati italiani in Svizzera. E ora siamo diventati noi italiani come i nostri aguzzini di cinquant’anni fa. Certo abbiamo la memoria corta. Ma non è questo il punto. Il punto è che chiunque abbia in mano un po’ di potere lo usa per umiliare gli altri. Ma chi ci da il diritto? Se credessi in Dio gli chiederei conto di questo.
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3 responses to this post.

  1. Posted by SyLv on 4 settembre 2006 at 14:39

    Grazie x avermi fatto comprare il giornale oggi..
    Mi istruisco un po\’… anche se sono situazioni limite bisogna conoscerle.
    Ah.. poi dopo che ho restituito il libro mi sono pentita:
    mi ha detto grazie ma come se avessi fatto una cosa normalissima…
    insomma mi immaginavo un sorriso.. una frase in più…
    QuESti TreVigiani… NoN Li SOppORtO PRoprIo!!!
    Meno male che non sono tutti così!!!
    Ciao sorella

    Rispondi

  2. Posted by Unknown on 4 settembre 2006 at 15:11

    Tu intanto hai fatto il tuo dovere e hai dimostrato che anche i meridionali sanno essere onesti. Per il resto… per fortuna che c\’è il RADICCHIO trevigiano a salvarli.
    p.s. ma dimmi qualcosa di più, le tue impressioni sull\’articolo, cosa ti provoca se ti provoca, aldilà delle emozioni. Mi piacerebbe continuare la discussione su quest\’argomento. I care, mi sta a cuore.
    Buonanotte04 settembre 22.07

    Rispondi

  3. Posted by Unknown on 14 settembre 2006 at 02:27

    beh che dire, anche io ho letto l\’articolo che potete trovare a questo indirizzo  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Io%20schiavo%20in%20Puglia/1370307&ref=hpsp
    non mi fraintendete…
    carenza di originalità a parte (nel \’90 un giornalista finse il premio Pulitzer infiltrandosi in un gruppo di Albanesi che faceva rotta per l\’Italia) e stile da romanzo noir, questo articolo ha il merito, se escludiamo l\’ultima parte, di lasciare libero spazio all\’opinione altrui. Possiamo farci un\’opinione su un resoconto finalmente, non leggere l\’opinione di qualcun\’altro.  L\’ultima parte l\’ho esclusa perchè evidentemente politica, quindi d\’opinione. Personale. 
    Nel merito, leggendo l\’articolo, più che un pugno nello stomaco ho avuto un "rigurgito di memoria" a quando la mia maestra delle elementari, una pertica alta 2 metri, ci parlava della fuga dalle campagne verso le città, dei lavori che l\’uomo non vuol più fare e per cui si ricorre agli stranieri… ma perchè loro li vogliono fare quei lavori?!?!
    fanno quello perchè non possono fare altro. fanno quello perchè non vogliono fare gli sfruttatori di prostitute, fanno quello perchè quello gli offriamo. Noi popolo evoluto, noi che siamo emigrati in Germania, Argentina, Svizzera e Stati Uniti e che abbiamo esportato la Mafia… Noi che ci crogiuoliamo con trasmissioni "Italiani nel Mondo", ma perchè quando siamo stati noi ad emigrare per andare a lavorare nelle miniere di carbone? Noi sappiamo cosa sta succedendo, lo sappiamo perchè siamo stati noi stessi sfruttati. Noi emigranti – parola dal suono romantico pluriusata da Mario Merola –  Loro immigrati – parola molto simile ad ingrati.
    Niente di nuovo quindi.
    Lo stupore di ricordare ed il torpore nel dimenticare.
    Tanto poi oggi a casa mangiamo tutti pasta al pomodoro…

    Rispondi

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